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Red 24 maggio 2019
Gli scavi archeologici concertati con la Soprintendenza di Sassari preliminarmente alla realizzazione della nuova pavimentazione della piazza hanno restituito dei ruderi di edifici risalenti presumibilmente al XVI secolo, appartenenti alla comunità dei gesuiti e prospicienti la chiesa medesima. Per questo il coordinamento del movimento politico cittadino chiama il sindaco per riconsiderare la progettazione dell´opera
«San Michele, non nascondiamo la storia»


ALGHERO - Gli scavi archeologici concertati con la Soprintendenza di Sassari preliminarmente alla realizzazione della nuova pavimentazione di Piazza San Michele hanno restituito dei ruderi (cisterne, cantine, laboratori, parti di abitazioni, pavimenti) di edifici risalenti presumibilmente al XVI secolo, appartenenti alla comunità dei gesuiti e prospicienti la chiesa algherese. Considerato che nell'area si sarebbero realizzati i primi insediamenti della nuova espansione urbana post-medievale funzionali all’Azienda agricola gesuitica, successivamente adibiti ad abitazioni e laboratori, distrutti dal bombardamento aereo avvenuto nella notte del 17 maggio 1943, perciò importante testimonianza storica di Alghero, il coordinamento di Sardenya i llibertat chiede al sindaco Mario Bruno di riconsiderare alcuni punti del progetto.

Prima di tutto, viene chiesto al primo cittadino di riconsiderare la progettazione alla luce delle evidenze emerse, insieme al progettista dell’opera ed ai responsabili della Soprintendenza ai Beni storici e archeologici di Sassari. La variante al progetto approvato renderebbe visibili almeno una parte degli ambienti, consentendo agli algheresi ed ai visitatori un’adeguata leggibilità del luogo, evitando così «di proseguire nell’occultamento della storia della nostra città, scelta che in precedenza ha mortificato il complesso di Santa Chiara – primo insediamento abitativo della città-fortezza del 13esimo secolo e quartiere ebraico – (area dell’Ospedale Vecchio) e il complesso di San Michele (Lo Quarter), soprattutto lo straordinario rinvenimento costituito dal cimitero della peste», dichiarano i rappresentanti del movimento politico cittadino.

Ed ancora, chiedono di estendere l’indagine archeologica anche all’area privata accanto; di considerare l’acquisto, la permuta o l’esproprio dell'area privata per ridisegnare e consegnare l’intero perimetro della piazza ad una fruizione pubblica; di adottare un nuovo regolamento sulle concessioni del suolo pubblico ad uso commerciale che contempli le aree libere da tavolini, gazebo e ombrelloni, che pertanto escluda concessioni in tutta la piazza di san Michele. «Il recupero legittimamente ambizioso della Piazza di San Michele, la plaça de Col·lètja, impone comunque il ripristino urgente del basolato storico di Via Carlo Alberto – concludono - da troppo tempo completamente sconnesso e pericoloso, specialmente nel tratto compreso tra Via Gilbert Ferret e il Liceo Manno».
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