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Pierpaolo Vargiu
30 giugno 2016
L'opinione di Pierpaolo Vargiu
Sul Referendum separare i quesiti e votare sul merito
Chi come noi ha profonde radici referendarie e crede nel grande valore di questo strumento di democrazia non può accettare la logica e il dibattito che sin qui hanno dominato. A ottobre non si voterà pro o contro il governo o il presidente del Consiglio, ma su una riforma costituzionale che va letta, studiata e capita. Per questo, il contenuto della riforma va aperto in più quesiti che spieghino ai cittadini la proposta approvata dal Parlamento.
Proporremo dunque la separazione dei quesiti all’ufficio centrale per il referendum della Cassazione, cui spetta il giudizio di ammissibilità. Oggi siamo venti deputati, ma puntiamo ad avere la firma di 125 colleghi per raggiungere il requisito richiesto dalla Costituzione (un quinto dei deputati). Abbiamo circa venti giorni di tempo, ce la possiamo fare perché chi dei nostri colleghi ha firmato per un solo quesito può anche firmare la nostra richiesta.
Bisogna evitare il voto “contro qualcosa o qualcuno”, il quiz con pulsantone al buio. Vogliamo chiedere all’elettore una risposta che vada sulla sostanza del cambiamento possibile. Il referendum del 2012 in Sardegna sono stati un ottimo esempio, con un ventaglio di proposte di cambiamento, allora in dieci quesiti, che ha incoraggiato la partecipazione informata.
*il deputato Pierpaolo Vargiu
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