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M.P. 16 luglio 2016
Stintino: museo della tonnara come laboratorio di ricerca
A Stintino nell'ex edificio Alpi al via gli appuntamenti con i convegni scientifici


STINTINO – Da una struttura precaria in legno di colore blu, sul porto Mannu, a un edificio ristrutturato, rinnovato e tecnologico, sulla strada panoramica di accesso al paese. E' il nuovo museo della tonnara che venerdì sera si è aperto al pubblico con un incontro di carattere archeologico-scientifico. Un appuntamento organizzato dal Comune di Stintino in collaborazione con il Centro studi civiltà del mare che gestirà la struttura che sorge all'interno dell'ex edificio Alpi, l'azienda di lavorazione e produzione ittica. E l'incontro “Il Museo della Tonnara, un laboratorio scientifico” ha ufficialmente aperto la serie di convegni scientifici in programma per tutta l'estate.

«C'è un filo che lega ciò che è stato a ciò che è oggi - ha detto l'assessore regionale dell'Industria Maria Grazia Piras -. A Stintino l'attività economica si lega alla cultura e alla storia. Quella che era un'industria manifatturiera diviene, oggi, attività culturale e turistica». «È un piacere avere al Museo della Tonnara l'autorità regionale - ha aggiunto il sindaco di Stintino Antonio Diana - perché la Regione ha contribuito alla realizzazione di questo spazio. Una struttura che dà lustro non solo a Stintino ma a tutto il Nord Sardegna. Ed è anche la dimostrazione del fatto che le idee si concretizzano con il tempo. Perché tutto ha avuto inizio nel 1994, quando Salvatore Rubino, che oggi dirige questo museo, scrisse il libro "La Tonnara Saline". Grazie al successo enorme che ha avuto il primo museo, è scaturita la volontà di dare una collocazione definitiva al Museo».

L'incontro ha quindi dato spazio al convegno incentrato sul cammino parallelo delle tonnare siciliane e di quelle sarde, sull'analisi delle migrazioni dei tonni nell'Atlantico con l'ausilio di tecnologie satellitari e sulla ricostruzione del passato tramite gli studi sul Dna antico. A introdurre i lavori è stato il giornalista siciliano Ninni Ravazza, autore di diversi libri sulla pesca del tonno e che per anni ha documentato con fotografie le attività della tonnara di Favignana. E' stata Gabriella Gasperetti, archeologa della Soprintendenza archeologia della Sardegna, ha dare alcuni cenni dei ritrovamenti fatti nel mare della Sardegna e, in particolare, di quello dell'Asinara che era inserito nelle principali rotte commerciali del Mediterraneo.

Lo specchio d'acqua di fronte a Cala Reale è, allora, un esempio di quei siti che hanno consentito di ricostruire le rotte che gli antichi percorrevano per trasportare i loro prodotti. Rodolfo Negri, biotecnologo dell'Università La Sapienza di Roma e segretario nazionale della Federazione italiana scienze della vita, ha sottolineato come gli studi sul Dna possano aiutare a capire l'evoluzione delle specie e come la caratteristica di un museo debba essere la dinamicità.

I frequenti contatti con la ricerca universitaria, poi, devono far crescere la sua funzione educativa anche nei confronti delle scuole. Teresa Rinaldi, biologa dell'Università La Sapienza di Roma, ha spiegato l'importanza della sequenza del Dna e come questa in tempi recenti sia anche utilizzata nella creazione di farmaci "personalizzati". Piero Addis, biologo marino dell'Università di Cagliari, ha illustrato la migrazione dei tonni e l'utilizzo delle moderne tecnologie, come la marcatura dei tonni utile a capire i loro spostamenti. Un'occasione per vedere le tonnare come laboratori scientifici e di ricerca. E su queste ultime la ricercatrice Ambra Zambernardi ha avviato un progetto che è storico-culturale e anche sociale.
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