ALGHERO – Non ho mai sparato a nessuno ne chiesto di farlo per conto mio. Sono le parole di Roberto Iacono, il presunto mandante degli episodi criminosi diretti alla famiglia di imprenditori algheresi Giorico e all’ex dirigente del comune di Alghero Franco Loi, in carcere dal 5 marzo scorso e interrogato nella mattinata di ieri a Sassari di fronte al giudice Elena Meloni e al pubblico ministero Andrea Garau. Iacono era finito in manette dopo l’episodio che il 9 febbraio scorso aveva visto preso di mira Giuseppe Giorico. La sua auto era stata affiancata da due motociclisti che avevano esploso un colpo di rivoltella. La pallottola si era conficcata nella fiancata della vettura. Dopo un mese di indagini serrate, gli uomini della squadra mobile della questura di Sassari, guidati dal dirigente Domenico Profazio, avevano eseguito l’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal giudice per la indagini preliminari Maria Teresa Lupinu. Ieri in tribunale anche i risultati della seconda perizia balistica richiesta dall’avvocato Elias Vacca difensore di Roberto Iacono. Se per il perito è certo che i proiettili esplosi l'11 gennaio del 2004 e l’11 dicembre del 2005, contro l'auto di Riccardo Giorico, sono partiti dalla stessa arma, qualche dubbio invece rimane sul fatto che sia stata la stessa pistola a sparare, cinque anni fa, contro Franco Loi e, il 9 febbraio del 2006, contro la Chrysler di Giuseppe Giorico.
Nella foto d'archivio la Chrysler di Giuseppe Giorico
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