Pubblico entusiasta per Choncha Bonita. La fiaba fantastica di Piovani e Arias è un caleidoscopio di emozioni e suoni dal sapore recondito. Superbo Cannavacciuolo con l’orchestra Aracoeli
SASSARI – «Le cose della vita fanno piangere i poeti» recita una grande canzone di Antonello Venditti. Sono le prime note spontanee che associano la visione di uno spettacolo fantastico e bello da giustificare un sì forte seguito, di un pubblico fedele che riempie i teatri italiani da tre anni senza alcun traino pubblicitario. Un contenitore di emozioni e suoni dal sapore recondito che narra affetti e amori umani in un viaggio fantastico che unisce due continenti, il mondo intero. Concha Bonita va in scena al teatro Verdi di Sassari nelle due serate (3 e 4 aprile), penultimo appuntamento della stagione di prosa allestita dalla Cedac. Una produzione originale presentata dalla compagnia Teatro Ambra Jovinelli sul libretto scritto da Alfredo Arias e Renè De Ceccatty. La versione italiana, affidata ad un duo impareggiabile: Vincenzo Cerami e Nicola Piovani.
Un sipario dietro il sipario, divide la storia contemporanea dai ricordi di un passato vicino, sbiadito da un alone immaginario, sempre presente, talvolta ingombrante. L’Argentina di Pablo, calciatore in erba, cresciuto all’ombra dello stadio dove espande il mito del prodigioso Diego Armando, tramuta nella sensuale Parigi di Concha: avvenente ballerina ribattezzata presto Bonita. Il trasformismo ed il vissuto transgender del protagonista, solo sfiorato con una delicatezza avvolgente da non turbare alcuna sensibilità, deve fare i conti con due ritorni in carne ed ossa. Myriam (Sandra Guido), ex fidanzata di Pablo (Antonio Interlandi), dopo l’oceanico viaggio dal Sudamerica, appare con il frutto del suo amore, la figlia Dolly (Sibilla Malara). La sorpresa per entrambe sarà la scoperta della nuova identità del perduto Pablo. Sul palco i protagonisti sono bravissimi. Alejandra Radano, Sandra Guido e Gabriella Zanchi (l’ambigua Evavabette) sono un tripode femminile che macina spettacolo ed emozione. Mauro Gioia (Raimundo) ed un grande Gennaro Cannavacciuolo (Carlo) i due mentori della vicenda, sempre pronti al raccordo fra i vari segmenti del musical. Allestito con le belle scenografie di Francesco Bancheri e suonato dal vivo con l’ottima orchestra Aracoeli, diretta dal pianista Enrico Arias. Un viaggio musicale a tutto tondo che sulle arie europee dell’operetta, include con felliniana armonia da sogno, tipiche influenze latino americane. Rumba, cha cha cha, incursioni jazzate d’oltre oceano sino a meridionalissime cifre da caffè shantal coniugano un assieme variegato, legato dal colore e dalla poesia degli autori. Un’ora e cinquanta minuti si dissolvono in un unico atto, intervallato solo dagli scrosci d’applausi del pubblico ammaliato. L’ovazione finale consacra un successo destinato a continuare.
Nelle intenzioni di Cannavacciuolo che assistiamo nello strucco del dopo show nel camerino.
Possiamo definire questa commedia un giusto compromesso fra gli affetti e le passioni umane, riferite anche al dibattito nella nostra società sulle unioni civili?
«Paradossalmente l’aspetto di questa storia è quanto di più normale o corretto, rispetto a ciò che assistiamo in questi giorni. Concha diviene donna a tutti gli effetti e tale rimane. C’è una bambina (Dolly) che cerca il suo papà (Pablo). E’ vero che non lo troverà, ma non è un enorme dramma».
Come giudica o sente questo lavoro? Ne ha altri a breve termine?
«Sicuramente questo lavoro lo sento mio. Mi appartiene per il semplice fatto che da tre anni lo portiamo in scena con gran soddisfazione. Stasera concludiamo il tour in Sardegna. Recentemente siamo stati a Napoli, a breve saremo con questo spettacolo anche a Genova. Per ora sappiamo con certezza che Concha Bontà, avrà anche il quarto anno di repliche in Italia».
Sotto la fatica della scena e il pallore del cerone, la gratifica umile del grande attore.
Il congedo con la prosa d’autore a Sassari è fissato alla fine del mese con l’ultimo appuntamento di stagione: La guerra dei Roses.
Nella foto: I protagonisti sul palco del Verdi
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