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Attilio Dedoni
28 febbraio 2017
L'opinione di Attilio Dedoni
Verso il monopolio Mater Olbia
L’appello delle cliniche private sarde, giustamente preoccupate per gli annunciati tagli ai tetti di spesa che la Regione si appresta a varare per cercare di ridurre una spesa sanitaria sempre più fuori controllo, non può passare inosservato, soprattutto alla luce dell’iperattivismo che la Giunta regionale non manca mai di mostrare nei confronti del Mater Olbia. Un atteggiamento apparentemente schizofrenico che nasconde la volontà di favorire un soggetto privato, peraltro straniero, a discapito degli operatori isolani della sanità. Da un lato, l’esecutivo ha presentato un piano per la ristrutturazione della rete ospedaliera tutto pensato in funzione dell’apertura della nuova struttura gallurese, tanto da arrivare a tagliare specialità e posti letto negli ospedali pubblici di tutta la Sardegna per dirottarli verso la clinica della Qatar Foundation.
Dall’altro, si apprende che la Regione si appresta a ridurre drasticamente i tetti di spesa alle altre strutture private operanti in Sardegna, oltretutto quando siamo ancora ben lungi dall’entrata a pieno regime del Mater Olbia. Il risultato è che l’Isola si vedrà privata di servizi assistenziali di fondamentale importanza: un’ampia fetta dell’offerta sanitaria è destinata a scomparire e solo in futuro potrà essere recuperata con l’apertura del nuovo ospedale, peraltro non certo facile da raggiungere per la maggior parte della popolazione sarda.
Quando è stata ventilata la possibilità che la Qatar Foundation investisse per realizzare la struttura di Olbia, abbiamo sottolineato come si sarebbe trattato di un’opportunità solo se questa avesse operato in regime di libera concorrenza nei confronti delle altre cliniche già operanti in Sardegna, agendo da stimolo per un miglioramento qualitativo dell’offerta assistenziale. La Giunta sembra invece orientata a favorire la creazione di un monopolio privato che non porterà alcun vantaggio ai cittadini, né sotto il profilo della riduzione della spesa, né sotto quello della qualità e della diffusione dell’offerta sanitaria sul territorio.
Se l’esecutivo volesse fare davvero qualcosa di utile per i sardi, farebbe meglio a concentrare i propri sforzi per mantenere aperti presidi territoriali fondamentali come i punti nascita, la cui soppressione nelle aree più periferiche e disagiate dell’Isola non fa che rafforzare la spinta verso lo spopolamento, costringendo sempre più famiglie a trasferirsi nei grandi centri urbani. Non è certo un problema di risorse, che si possono recuperare tagliando i troppi sprechi che continuano ad annidarsi in una sanità in cui anche l’istituzione dell’Ats non sta determinando alcun risparmio, dal momento che l’azienda sanitaria unica regionale è un carrozzone che ha ereditato tutti i difetti delle vecchie Asl senza introdurre alcun elemento di novità, né tantomeno di razionalizzazione della spesa.
*capogruppo dei Riformatori Sardi – Liberaldemocratici in Consiglio regionale
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