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Red 11 settembre 2017
Scorie nucleari: sit-in a Cagliari
Comitati sul piede di guerra. Domani mattina, è in programma una manifestazione di protesta organizzata dal Comitadu NonucleNoscorie sotto il palazzo del Consiglio regionale al grido di «Mai in Sardegna»


CAGLIARI - L'eventualità dell'utilizzo dell'Isola come deposito di materiale radioattivo riaccende la rabbia di associazioni e gruppi contrari, che sottolineano «Il referendum del 2011 parla chiaro, i sardi hanno già detto no». Da Roma non è ancora arrivato il semaforo verde, ma già da almeno due anni si moltiplicano le ipotesi che vedono l'Isola come deposito unico delle scorie nucleari.

Il motivo più reale è legato al rischio terremoti (praticamente inesistente) in Sardegna. In un'Italia dove la terra trema sempre più spesso, la regione al centro del Mar Mediterraneo sembra il luogo ideale per trasferire le scorie. Anche se, doveroso ricordarlo, il ministro Galletti, in visita a Sassari per la carta di partnernariato Pelagos, il 25 agosto, ha bollato come “false” le ipotesi che vedono l'Isola come meta già scelta per le scorie. Ma una parte (non si sa quanto consistente) di sardi non si fida.

Per questo, il “Comitadu NonucleNoscorie” ha convocato un sit-in per domani, martedì 12 settembre, sotto i portici della sede del Consiglio Regionale, in Via Roma, a Cagliari, con inizio alle ore 10, «non solo per rendere evidente la non mai sopita bardianìa del Comitadu in merito alla possibile individuazione della Sardegna come sito per il deposito unico per le scorie nucleari, ma principalmente per constatare se la Regione Sardegna ha adempiuto ai suoi doveri istituzionali.

Sono due i tasselli grazie ai quali il Comitadu puntella le sue argomentazioni. “Bisogna verificare se la Regione ha già detto al Ministero dell'Ambiente l'assoluta contrarietà dei sardi espressa tramite il referendum consultivo istituzionale - e - se abbia comunicato il “no” uscito, nel 2011, dalle urne del referendum di iniziativa popolare contro l'installazione in Sardegna di centrali nucleari e di siti per lo stoccaggio di scorie radioattive da esse residuate o preesistenti».
Commenti
4/5/2026
La vicenda A-Mare / Bagni del Corallo viene oggi raccontata quasi esclusivamente come una perdita economica e occupazionale: una società che non apre, una stagione compromessa, circa venti posti di lavoro a rischio. È una narrazione che colpisce sul piano emotivo e porta inevitabilmente la città a schierarsi con l’impresa, come se si trattasse dell’ennesimo caso di burocrazia che ostacola chi vuole lavorare
5/5/2026
Fa sorridere – amaramente – leggere certi attacchi contro A-Mare a Calabona, soprattutto quando arrivano da chi oggi si scopre improvvisamente ambientalista. Ma dov’erano? Parliamoci chiaro: quella zona, per anni, è stata abbandonata a sé stessa. Non un paradiso incontaminato, ma un accumulo di degrado



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