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Red 9 ottobre 2017
Sanità, arriva Horus
Il visore per la realtà aumentata entra in sala operatoria e negli ambulatori dell’Azienda ospedaliero universitaria di Cagliari: con un paio di lenti 3.0 è possibile consultare esami, immagini e protocolli richiamandoli vocalmente mentre si opera. Prima sperimentazione nella Clinica odontoiatrica. «L’innovazione in medicina è fondamentale», dichiara il direttore generale dell’Aou Giorgio Sorrentino


CAGLIARI - Si chiama Horus la nuova frontiera della medicina. Un visore per la realtà aumentata, che entra in sala operatoria e negli ambulatori dell’Azienda ospedaliero universitaria di Cagliari, al San Giovanni di Dio ed al Policlinico. Horus consente ai medici non solo di trasmettere l'intervento e consultare in tempo reale colleghi in tutto il mondo, ma anche di guardare, proiettandoli nelle lenti, esami, radiografie o altri documenti come i protocolli, semplicemente richiamandoli con comandi vocali. La sperimentazione partirà nella Clinica Odontoiatrica, diretta da Vincenzo Piras, in collaborazione con un gruppo di ricercatori di vari paesi guidati da Raffaele Ciavarella (docente e ricercatore della Sorbona di Parigi), ideatore e realizzatore di questo sistema che porta l’Aou di Cagliari a confermarsi leader nell'innovazione in sanità. «Si tratta di un sistema rivoluzionario – spiega Piras – che aiuterà i medici a fare diagnosi sempre più precise: basti pensare all'utilizzo che ne può fare il chirurgo, l’internista o anche l’anatomo-patologo, per non parlare degli studenti che possono osservare direttamente il campo operatorio guardando con gli occhi del chirurgo».

I comandi, dice il capoprogetto Ciavarella, «sono impartibili vocalmente, e questo lascia le mani libere al medico. Il visore ingrandisce quello che sto vedendo fino ad otto volte, consente di filmare, fotografare, evidenziare le differenze tra quello che sto facendo e quello che dovrei fare, semplicemente muovendo gli occhi. Permette di sapere dove passano i vasi sottocutanei, fa vedere in 3d, consente di navigare nella letteratura medica e consultare tutti gli esami clinici eseguiti sui pazienti. Il caschetto permette di lavorare sempre con dei riferimenti colorimetri e ambientali stabili e ottimali, riduce al minimo lo sforzo fisico e della vista (autofocus, autoiris, Hdr), svolge per il medico istantaneamente lunghe e complicate ricerche confrontando immagini con migliaia di altre (in librerie) e ne evidenzia le differenze».

Per Giorgio Sorrentino, direttore generale dell’Azienda ospedaliero universitaria di Cagliari, «l’innovazione in medicina è fondamentale. La nostra è un’azienda smart, giovane e attenta alle esigenze dei nostri pazienti: puntare sulla novità consente di garantire ai cittadini cure di qualità e nuove metodologie di intervento». Con Horus, che verrà testato all’Aou di Cagliari, aggiunge il direttore della clinica Odontoiatrica, si possono fare tante cose anche dal punto di vista della didattica. «Pensiamo al tutoraggio clinico a distanza – spiega Piras – il tutor da qualunque parte del mondo può seguire ciò che sta facendo lo studente, può parlare e indicare sullo schermo, dentro gli occhiali, il punto o la regione da considerare. Per non palare poi della second opinion, del consulto in diretta con un collega o un super esperto che vede esattamente ciò che sta guardando il medico curante». Insomma, una straordinaria evoluzione in medicina che vede l’Aou di Cagliari ancora una volta protagonista.
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