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Red 15 maggio 2020
Lapia in soccorso del Santa Maria Bambina
La deputata del Movimento 5 stelle ha scritto all’assessore della Sanità Mario Nieddu ed al presidente della Commissione Salute del Consiglio regionale Domenico Gallus per chiedere un intervento che scongiuri il declassamento della struttura del Rimedio


ORISTANO - «Per il Santa Maria Bambina, la politica regionale deve individuare una cornice giuridica specifica, che la metta al riparo dai tentativi di declassamento e costituisca un riconoscimento per l’attività ad elevato livello assistenziale che il Centro svolge». Lo sostiene la deputata del Movimento 5 stelle Mara Lapia, che ha scritto all’assessore della Sanità Mario Nieddu ed al presidente della Commissione Salute del Consiglio regionale Domenico Gallus per chiedere un intervento che scongiuri il declassamento della struttura del Rimedio.

«Con due delibere, approvate lo scorso 26 febbraio e successivamente “congelate” per la sopravvenuta esplosione dell’emergenza sanitaria per i Covid-19 – ricostruisce Lapia - la Giunta regionale ha, evidentemente, deciso di dare un colpo mortale a realtà decennali della riabilitazione in Sardegna. Tra queste, sicuramente il Centro Santa Maria Bambina di Oristano, riferimento regionale per l’assistenza e la riabilitazione per pazienti con patologie a grave rischio invalidante, gravi cerebrolesioni acquisite, vascolari o traumatiche (coma, risveglio dal coma, neurolesioni, etc.), spinali e cardio-respiratorie. La struttura, privata accreditata, ha sempre collaborato con il Servizio sanitario regionale, contribuendo a completare (e talvolta a sostituire) l’offerta di prestazioni di riabilitazione ad elevato livello assistenziale».

Pur non entrando nel merito del lavoro della Commissione regionale tecnica consultiva, la parlamentare nuorese si appella al mondo politico sardo: «non si può accettare che il Centro Santa Maria Bambina sia declassato: la sua storia, le professionalità in organico, la gamma delle prestazioni offerte finora, richiedono un riconoscimento formale ed una cornice giuridica specifica, peraltro riscontrabile in altre realtà analoghe nella Penisola (ad esempio La Casa dei risvegli Luca De Nigris di Bologna). Chiedo con forza – conclude Lapia - che non sia messa a rischio l’esistenza stessa del Santa Maria Bambina, con l’adozione di due provvedimenti che non tengono conto di questa importante realtà della riabilitazione globale della Sardegna, e che venga quanto prima avviato un percorso, anche sperimentale, che porti in breve al riconoscimento della cornice giuridica consona all’attività finora svolta dal Centro del Rimedio».
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