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Luigi Coppola 17 dicembre 2007
Il Pipistrello di Strauss chiude il Festival dell’Operetta
Trionfo a Porto Torres per l’interpretazione del Teatro d’Ungheria. Una grande produzione mai vista in Italia. Rappresentata in italiano solo una decina d’anni fa a Cagliari dall’Ente Lirico, la versione dei magiari incoraggia a ripetere queste produzioni. Il “miracolo” dell’organizzazione e l’ultimo desiderio di patron Cubeddu


PORTO TORRES - «Gabriel von Eisenstein, ricco gentiluomo di campagna, è stato condannato, per diffamazione, a qualche giorno di prigione. E' ormai pronto per recarsi in carcere quando il suo amico dottor Falke gli porta un invito per la festa che il principe Orlofsky, darà la sera stessa. Eisenstein non ha dubbi: prima la festa e poi a costituirsi. Rosalinde, sua moglie, rimasta sola, riceve la visita del suo spasimante Alfred che però è scambiato per il padrone di casa e quindi portato in carcere al suo posto». Ma questo non sarà l'unico scambio di persona né l’ultimo colpo di scena né “Il Pipistrello” di Johann Strass che va in scena nelle due repliche del fine settimana turritano al ventunesimo festival internazionale dell’Operetta, a Porto Torres. «Peccato che la maggior parte del parlato è in lingua madre: gli attori sono bravissimi e vorremmo ridere di gusto» è il principale commento del pubblico, accorso al teatro comunale, al termine delle straordinarie serate, vissute con straordinari artisti giunti dall’Ungheria. Le quattro notti, gustate con la comitiva di Miskolc, hanno portato una ventata d’entusiasmo e conoscenza su un genere, l’operetta, poco apprezzato in Italia e su un’opera, “Il Pipistrello”, perfetto incontro fra la popolarità dell’Operetta e la complessità sinfonica dell’Opera Lirica. Al Teatro Nazionale di Vienna, “Il Pipistrello” è l’unico spettacolo del genere, inserito nella rassegna annuale d’Opera Lirica. Lo ricorda nel foyer del Parodi, al secondo cambio di scena, Michela Leo, braccio operativo di “Cooperativa Teatro e/o Musica” che ha curato l’allestimento di quest’edizione. Fin troppo sofferta, ci confida Michela. Al grande dolore della scomparsa di Giampiero, si è aggiunto il rischio, superato in extremis, di revocare gli spettacoli. Fra memorabili aneddoti , Michela ci svela un retroscena emozionante. Nelle muraglie di Tir e furgoni createsi nei piazzali dei porti di Genova e Porto Torres (nel cuore della protesta degli autotrasportatori, che ha paralizzato l’Italia), solo i mezzi d’Ungheria penetrano i presidi. Per lo stesso motivo è saltata a Sassari la prima della stagione Cedac. Vera e propria “partigiana della ribalta”, Michela (quando sembra tutto inutile) non esita a pregare il fronte duro dei padroncini del nord, addirittura “taroccando” i rimorchi magiari con il logo delle Poste Italiane. Un piccolo “aiutino” (avallato dagli stessi scioperanti), tipo corridoio umanitario della Croce Rossa, illuminato – dice emozionata – sicuramente con l’assenso dall’Alto del Gran Capo (Giampiero). Dopo tutti questi sacrifici, e la sciagurata ipotesi di dissesti finanziari (l’allestimento delle serate supera i centomila euro), vedere il pubblico turritano, pur non numeroso, entusiasmarsi per spettacoli mai visti primi, in una lingua non comprensibile (a Cagliari l’Ente Lirico la presentò un po’ d’anni fa con la partecipazione della Fracci), premia tutti coloro che hanno creduto in questo progetto, ad iniziare dal compianto patron Cubeddu. Molti spettatori, legittimamente, hanno chiesto di rivedere queste operette in italiano. Giusto, basta trovare nel nostro paese, cantanti ballerini, orchestrali e attori, compagnie e produzioni, in grado di realizzarle. Magari il prossimo anno, chissà.

Nella foto: Gli artisti ungheresi al Teatro Parodi
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