Nella tradizionale conferenza stampa il Presidente della Regione incoraggia i sardi a continuare a credere nel cambiamento. I costi e i disagi nel processo per uscire dall´assistenzialismo e dal consociativismo. L´istruzione come condizione per superare il ritardo di sviluppo, e il coraggio della politica di seguire un progetto, sapendo rispettare i tempi della semina e quelli del raccolto
CAGLIARI - E' soddisfatto il presidente della Regione Sardegna, Renato Soru, dell'operato per il 2007 del proprio esecutivo. Il governatore, oggi a Cagliari, nella conferenza stampa di fine anno, ha fatto un'analisi del lavoro svolto dalla Giunta nell'anno solare appena trascorso, passando in rassegna i risultati ottenuti, a cominciare in particolare dalla sanita', «il 2007 - ha detto - e' l'anno nel quale e' stato approvato il Piano sanitario regionale, dopo 24 anni», per passare al bilancio, «per la prima volta - ha sottolineato Soru - in pareggio dopo molti anni». «Dopo qualche decennio - ha aggiunto - non si fanno nuovi debiti ma si pagano i debiti del passato, tutto questo senza chiedere sacrifici ai cittadini». Soru soddisfatto in particolare sul tema dell'istruzione.
«Viviamo in un'epoca particolare - ha argomentato - in questo mondo che cambia grazie anche all'utilizzo delle nuove tecnologie in tutti i settori ci sono regioni che crescono velocemente e sanno approfittare e appropriarsi al meglio delle conoscenza, della cultura, della ricerca e ci sono regioni che rischiano di stare al palo, di registrare un nuovo ritardo di sviluppo sempre crescente».
«In questo mondo che cambia, la Sardegna ha un unico progetto possibile - ha aggiunto - quello di avere la forza e il coraggio di superare il consociativismo, che in qualche modo e' la politica del tirare a campare, accontentare un pochino tutti senza accontentare nessuno, o danneggiando tutti; accontentare un pochino tutti di fatto danneggiando tutti. Senza un progetto, cercando pero' di sedare l'opinione pubblica o chi ha maggiormente voce nell'opinione pubblica, anche se poi si rischia maggiormente di danneggiare chi di voce non ne ha alcuna. La Sardegna cerca di vincere il consociativismo e l'assistenzialismo».
«E' ora che la Sardegna - ha continuato Soru - abbia il coraggio di seguire con forza un progetto, che passa da un maggior impegno collettivo. Come acchiappare il futuro? In un unico modo possibile: investendo sui nostri giovani e aumentando il loro livello di istruzione. Non c'e' un modo diverso di cambiare la Sardegna. Cerchiamo tutti dei gesti che cambino le cose subito: vorremmo che la societa' rispondesse magari come un televisore dove, anche stando seduti, basta il telecomando da lontano per cambiare la scena. Ma la scena di un popolo, di una regione, non cambia col telecomando da un momento all'altro».
«Sarebbe bello ma non e' cosi' - ha aggiunto ancora il governatore - Cambia col lavoro duro e con l'impegno di anni. Puo' cambiare nel mondo d'oggi, enormemente piu' vasto e piu' complesso di come l'hanno conosciuto i nostri genitori o le persone piu' adulte di noi. In questo mondo si puo' stare solamente se saremo capaci di acquisire maggiore conoscenza. E questo puo' avvenire ne' piu' e ne' meno di come avvengono le cose in natura: col lavoro duro e con la capacita' di rispettare i tempi della semina e i tempi del raccolto».
«Questa regione e' in cammino - ha concluso il presidente della Regione - per chi lo vuole vedere, per chi ha avuto la pazienza di leggere il programma di governo, per chi ha avuto la pazienza di leggere il Programma regionale di sviluppo, e ha la possibilita' di individuare in ogni cosa che facciamo un percorso gia' tracciato e gia' promesso agli elettori».
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