Rinviati a giudizio due medici. Il primo aprile l’udienza
ALGHERO – Se ne andò il 28 giugno 2004 a 18 anni poco dopo aver sostenuto brillantemente l’esame di maturità. I genitori la trovarono priva di vita nel suo letto. Immediata la richiesta d’aiuto al 118 ma per Corinne Corbia non ci fu nulla da fare. Emorragia celebrale fu il primo responso dei medici. Sgomento e dolore per i tanti amici che con lei condividevano la passione per lo studio, Corinne era molto brava a scuola, e per lo sport, amava la pallavolo. Una borsa di studio e un memorial in suo ricordo. Ma non solo. I giorni scorsi il pubblico ministero Gianni Caria ha chiesto il rinvio a giudizio, con l’accusa di omicidio colposo, per il cardiologo Tonino Bullitta e per il medico sportivo Paolo Patta. Ieri mattina il Gup Massimo Zaniboni ha fissato l'udienza preliminare per il primo aprile. La ragazza, secondo la Procura della Repubblica, morì perchè nessun medico le riscontrò la sindrome del QT lungo, una disfunzione cardiaca congenita ben visibile in sei tracciati di elettrocardiogramma finiti tra le carte processuali. Corinne, infatti, si sottoponeva ogni anno ai rigidi controlli necessari per praticare la pallavolo a livello agonistico e, a causa della sua anomalia, le sarebbe dovuto esser stato negato il certificato medico sportivo a fronte di ulteriori accertamenti clinici. Ciò non è avvenuto anche se la difesa sostiene invece che il comportamento dei due medici algheresi abbia fatto riferimento al protocollo del Ministero della Sanità per l'idoneità allo sport. Ora spetta al tribunale far luce sulla vicenda e capire se la morte di Corinne si sarebbe potuta evitare. Di certo non potrà far nulla per riprtarla in vita.
Nella foto due immagini di Corinne
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