I bambini vivono in un mondo diverso dal nostro, non conoscono contratti o interessi di sorta
ALGHERO - Si dice spesso che il calcio è malato: la conferma ci giunge puntuale ogni volta che davanti alla tv o sfogliando un giornale, tocchiamo con mano la crisi che attanaglia molte società sportive a causa di impegni contrattuali presi magari frettolosamente o confidando su bilanci di previsione spesso disattesi.
Ma ogni medaglia ha il suo rovescio e allora scopriamo che anche nel calcio esiste chi lavora in silenzio, lontano dagli onori della cronaca, dedicando il proprio tempo e le proprie energie all’interno di istituzioni che curano esclusivamente l’aspetto educativo dello sport. Le scuole di calcio sono innanzitutto scuole di vita, un luogo dove i bambini possono crescere imparando la pratica sportiva nel rispetto dei compagni e delle regole. E anche la vita è fatta di regole proprio come lo sport.
I bambini vivono in un mondo diverso dal nostro, non conoscono contratti o interessi di sorta. I bambini sono ciò che siamo stati, prima che i modelli e le ricette di comportamento proposte dai mass media entrassero nella nostra vita.
“Se non ritornerete come bambini non entrerete mai” dice Gesù. Ben vengano le scuole di calcio allora e i centri di avviamento allo sport, con il loro esercito di bambini, futuri campioni di solidarietà. Ben vengano gli istruttori, veri e propri educatori ai quali affidiamo il compito di aiutare la famiglia, la scuola e tutte le istituzioni educative a formare uomini con un cuore che batte e un cervello che pensa.
In una società dove anche lo sport ha assunto i contorni di un mostro mangia uomini incapace di provare emozioni, le società sportive rischiano di somigliare sempre e più a vere e proprie catene di montaggio, dove ogni ingranaggio ha un compito ben preciso. E quando un ingranaggio si rompe, esso viene sostituito senza tener conto dei suoi sentimenti. L’importante è che la macchina funzioni; l’importante è vincere!
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