Al Teatro Civico di Alghero, venerdì e sabato, presenta due spettacoli totalmente differenti collegati da un unico filo rosso, il passato
ALGHERO - Una finestra sul retro: questo il titolo dell'iniziativa organizzata dall'AnalfabElfica che si terrà al Teatro civico di Alghero il 30 e 31, venerdì e sabato, la quale presenta due spettacoli totalmente differenti collegati da un unico filo rosso. È una finestra chiusa quella alle nostre spalle, chiusa su oggetti dimenticati, su parole scolorite, su ricordi vaghi. E nel nostro riporre sistematicamente il passato e le cose che sembrano scontate sul retro della nostra vita, dimentichiamo che la loro utilità ci ha reso gli uomini di oggi, e che potrebbe rendere i nostri figli, i Noi di domani.
La prima sera l'AnalfabElfica andrà in scena con un testo teatrale che porta la firma di Vittorio Guillot e che vede alla regia il giovane ed infaticabile Enrico Fauro, con l'esperienza linguistica di Enza Castellaccio che ha curato anche la riduzione teatrale. Non vi è novità nel connubio, visto che i due hanno già collaborato nel 2007 per presentare al pubblico algherese “L'Herència”, opera che ha ottenuto un discreto successo di critica; ora il binomio si ripropone con uno spettacolo che esce fuori dal cliché a cui la tradizione del teatro popolare algherese ci ha abituato.
Infatti, senza nulla togliere al fascino della cosiddetta commedia in algherese, da sempre popolata da "ubriaconi, pettegole, marinai, bigotti e innamorati", Enrico Fauro crea un mondo straordinariamente innovativo. E così, il tribunale, presso cui si svolge il processo ambientato nel 1847, diventa una sorta di gabbia entro cui giudice, il cosiddetto Veguer, majoral, imputati, testimoni e pubblico, si muovono e interagiscono in un crescendo di situazioni comico-surrealistiche.
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