Parte domenica 22 agosto la rassegna teatrale che si svolgerà nel Piccolo Teatro Comunale Rina De Liguoro. In cartellone commedie, proiezioni cinematografiche e presentazioni di libri
Esiste il teatro d’autore in Sardegna? Se non ci fossero rassegne come “Isole 2004” potremmo pensare di no. Perché se la cultura oggi in Italia conta poco (nascosta sapientemente da chi, al potere, sa di non averne), il teatro conta ancor meno. È povero, il teatro: dunque non può attirare più di una sfilata di moda o di una ridicola elezione di miss in un qualunque paesino della Sardegna. Fa paura, il teatro: si ciba soprattutto di incubi, più raramente di sogni. E chi vuole andare a teatro (per farlo e per farlo vedendolo) deve avere coraggio: il coraggio di chi esce a petto nudo dalla trincea della vita con la speranza di essere colpito al cuore. Meglio non rischiare. Ma se è vero che anche negli abissi vivono pesci stranissimi che sopravvivono a profondità inimmaginabili sfruttando come possono quel poco di luce che arriva lì sotto, anche in Sardegna esistono gruppi che, contro ogni logica (soprattutto economica) fanno teatro.
Il cartellone di “Isole 2004” propone cinque realtà. I padroni di casa del Teatro d’Inverno rappresentano una delle forze emergenti nel panorama isolano, non solo per la qualità dei loro spettacoli ma anche per la volontà di mettere assieme forze giovani e costruire percorsi comuni. Matteo Gazzolo ha invece creato la compagnia “suonidiversi”, un ambito dove sperimentare il rapporto, sempre fecondo, tra voce e musica. Il Crogiuolo di Mario Faticoni resiste tra mille difficoltà a Cagliari (dove gli operatori culturali hanno dall’amministrazione comunale la stessa attenzione di un barbone extracomunitario in una città leghista) grazie all’entusiasmo del suo fondatore. A Sassari “La Botte e il Cilindro” tiene alto il vessillo degli stabili di ricerca, orientata con successo verso il pubblico dei ragazzi e dei più piccoli; a Nuoro Bocheteatro raccoglie giustamente quanto seminato in tanti anni di dura attività e si confronta con successo con alcuni grandi testi della drammaturgia del ‘900.
Ma “Isole 2004” si avvale dell’esperienza della sede algherese della Società Umanitaria per la proiezione di due film, dell’associazione Calarinas di Salvatore Ligios per una mostra fotografica e delle Librerie Il Labirinto per la presentazione dei libri. Presenze preziose, per creare quei rapporti che sono alla base di ogni progetto culturale e artistico.
Già, il progetto. Di cosa si occupa il teatro in Sardegna? Come bene spiega il libro di Mario Faticoni “Teatro contemporaneo in Sardegna”, le linee emerse in questi anni sono due: da una parte l’isola racconta se stessa, dall’altra il mondo che la circonda. “Isole 2004” dà conto di queste tendenze. Se Matteo Gazzolo ci accompagna alla scoperta delle “Storie d’antica Sardegna”, rileggendo pagine di Sergio Atzeni e riannodando i fili della memoria alla ricerca di una nuova tradizione, “La Botte e il Cilindro” con i suoi “Contos de foghile”, (spettacolo prossimo al ventennale), tratto dal libro di Francesco Enna, racconta ai ragazzi di oggi i miti e le leggende che hanno fondato la cultura isolana.
Non c’è identità senza comunità, non si può parlare di Villanova Monteleone senza parlare di Remundu Piras. E viceversa. Perché se il grande poeta improvvisatore è stato veramente la voce di una Sardegna probabilmente scomparsa, la sua eredità artistica e culturale è enorme e rappresenta oggi un patrimonio da non disperdere. A testimoniarlo, lo spettacolo del Teatro d’Inverno” Bonas noas”, la mostra fotografica allestita da Salvatore Ligios, insieme alla conferenza e alla gara poetica organizzata in onore del grande improvvisatore.
La Sardegna di ieri parla a quella di oggi, e quella di oggi racconta il presente. Rita Atzeri, talentuosa attrice del Crogiuolo di Cagliari, propone in “Ribelli” un suo personalissimo percorso di denuncia contro tutti i conformismi contemporanei mascherati da progresso. E se Bocheteatro ricorda in “Emigranti” la tragedia di un’intellettuale costretto all’esilio da una dittatura, Teatro d’Inverno racconta il dramma dei figli dei desaparecidos argentini in “Un nome non è solo un nome”. Due spettacoli, questi ultimi, arricchiti dalle proiezioni dei film “L’emigrante” di Chaplin e “Hijos” di Bechis.
Tanti tasselli per una rassegna che racconta il mondo di oggi. Senza paura: perché questo è il teatro.
Commenti