Obbligo formativo e formazione generano equivoci di fondo: il primo deve essere a carico del Ministero dell’Istruzione, il secondo dovrebbe interessare la regione. Bisogna separare le due cose
A Cagliari si sono dati appuntamento per manifestare contro i tagli che la regione ha proposto nell’ambito della formazione professionale - obbligo formativo. A migliaia sotto il palazzo in Via Roma, per manifestare tutto il loro dissenso: studenti, genitori, dirigenti sindacali e scolastici. Quello della formazione professionale sta diventando un vero incubo per Renato Soru, che non ha esitato a dissentire sul finanziamento che dovrebbe coinvolgere in primis il Ministero dell’Istruzione, e in quota la regione. Ma il cane si morde la coda: si sta facendo un gran baccano su una situazione a dir poco paradossale. Bisogna discriminare: una cosa è l’obbligo formativo, altra cosa è la formazione professionale, cioè la preparazione dei giovani verso il mondo del lavoro. Il “guasto” è che obbligo e corsi si realizzano nelle stesse strutture, spesso private, abilitate al rilascio dell’attestato di specializzazione prescelto. Gli alunni che hanno fallito in classe, seguendo un regolare processo scolastico, spesso ricorrono al debito per by passare le difficoltà di un esame di licenza media che richiederebbe impegno e frequenza costante in classe. Ma l’attuale normativa lo consente. Allora si abbia il coraggio di chiedere formazione professionale per i giovani sardi, da indirizzare “dove”. Perché alla fine non si può far formazione solo per creare una fascia di specializzati disoccupati, con grande dispendio di denaro pubblico.
Prende posizione, fra tanti, Salvatore Serra dei Comunisti Italiani, chiedendo un serio cambiamento di rotta nella concreta gestione delle politiche del sistema di istruzione e formazione. Scrive Serra: «bisogna riconoscere e valorizzare nella sua specificità il ruolo della formazione professionale e a tal fine occorrono regole comuni a livello regionale, nazionale ed europeo. Una formazione professionale di qualità, rappresenta una risorsa importante anche per l´integrazione con l´istruzione per contrastare ogni fenomeno di dispersione e selezione sociale e consentire la piena realizzazione dell´obbligo formativo a 18 anni. La formazione -continua Serra- deve contenere il diritto per tutti a raggiungere livelli di istruzione e formazione più elevati sia quantitativamente che qualitativamente, il diritto a veder soddisfatti i propri bisogni formativi sul lavoro, l’integrazione tra esperienze culturali e formative e non una loro separazione. Dietro le diverse ipotesi di istruzione e formazione -conclude Serra- ci sono idee diverse di scuola e di società, ma tutte devono essere rivolte a garantire inclusione, eguaglianza sociale e successo formativo».
Si ma l’onere della spesa su chi grava? In un periodo dove il verbo “razionalizzare” imperversa, non si può solo essere propositivi in maniera evasiva, bisogna poter indicare forme di finanziamento o co-partecipazione alla spesa. Altrimenti la demagogia prende il sopravvento su tutto, anche su questo tema, attuale e scottante come non mai.
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