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A.B. 1 gennaio 2010
Continua la sezione Visioni di Poubelle
Da domani, sabato 2 gennaio, a martedì 5, Dea Madre presenta quattro documentari che raccontano la spazzatura. Prosegue fino a mercoledì 6, la mostra d´arte, video e fotografia


ALGHERO - Il 2010 inizia all’insegna della “poubelle”. Continuano infatti le proiezioni a ingresso gratuito organizzate dall’associazione culturale “Dea Madre” all’interno della manifestazione “Poubelle.Zero.Nove” dedicata alla spazzatura, ai rifiuti, all’arte del riciclo e ai problemi legati allo smaltimento. Dopo la proiezione di “Latta e Cafè” e “Pancevo”, l’associazione algherese presenta altri quattro documentari, tra i più discussi e riconosciuti, non solo a livello nazionale. Tutte le proiezioni, sono previste alle ore 19, nei locali dell’Ex Circolo dei Marinai, in Piazza Civica, dove è possibile visitare la mostra d’arte, video e fotografia, fino a mercoledì 6 gennaio.

Domani, sabato 2 gennaio, verrà proiettato “Pietre miracoli e petrolio”, di Gianfranco Pannone, una produzione “Ready Made”, in associazione con “Raitre”, “Rtsi” e con la Regione Basilicata, ed in associazione con “Cem-Cinema&Media”. Il film, racconta la storia di un conflitto, l’ennesimo, creato dal petrolio. La location, però, non è il deserto mediorientale, ma il paradiso verde della Val d’Agri, nel cuore della Basilicata, dove, in seguito alla scoperta di un giacimento petrolifero, la piccola comunità locale si trova a dover affrontare le trivelle e gli oleodotti dell’industria estrattiva. Da sempre abituati a convivere in simbiosi con l’ambiente, ma divisi tra tentazioni di benessere immediato e distruzione irreversibile del territorio, gli abitanti si confrontano e lottano con uno dei più attuali problemi ambientali.

Domenica 3 gennaio, toccherà a “Garbage! The revolution starts at home”, del canadese Andrew Nisker. Nell’autunno del 2005, la famiglia McDonald, di Toronto, inizia una singolare convivenza con la propria immondizia, tenendola in garage per tre mesi. Il risultato? Ottantatre sacchi colmi di spazzatura, centoquarantacinque chilogrammi di umido ed un odore poco piacevole. Deus ex machina di questa scelta, è il regista Andrew Nisker, il cui scopo è mostrare, attraverso l’esperienza di un nucleo familiare, la reale portata della produzione e dello smaltimento dei rifiuti domestici. I protagonisti di questo intelligente documentario, in cui non mancano momenti spassosi, visitano i posti nei quali vengono stoccati i rifiuti di cui, per anni, si sono liberati senza troppe domande, costatandone l’impatto non privo di drammatiche conseguenze.

Lunedì 4 gennaio, spazio a “Pisq”, di Daniela Piu, prodotto da “Dpart”. In Sardegna, non ci sono solo le spiagge da cartolina ed il mare blu. C’è anche un’insospettabile base militare al servizio della Nato, ed il suo nome in codice è Pisq, acronimo di “Poligono Interforze del Salto di Quirra”. Il documentario è un intenso reportage di venticinque minuti, in cui le testimonianze di chi in prima persona subisce gli effetti nefasti delle vicende oscure legate alla presenza del poligono militare, svelano l’operato di una macchina di distruzione e morte che agisce indisturbata protetta da interessi economici apparentemente più importanti.

Martedì 5 gennaio, invece, la chiusura è affidata ad “Una montagna di balle”, di Nicola Angrisano, prodotta da “Production Company: Associazione Cantiere dell’Immaginario”. Dal 2003 al 2009, un gruppo di videomakers, ha documentato la cosiddetta “emergenza rifiuti Campana”, per svelarne gli ingranaggi, individuare le responsabilità e gli attori di quindici anni di “gestione straordinaria”. Uno spettacolo costato miliardi di euro e decine di processi in corso. Ma dove finiscono i rifiuti campani? Quali sono le ferite di una terra bruciata ed i danni alla salute di milioni di persone? Il più grande disastro ecologico dell’Europa occidentale, raccontato dalle voci delle comunità in lotta. L’assalto ai fondi pubblici, le zone d’ombra della democrazia, il boicottaggio della “differenziata”, le collusioni con le ecomafie e le proposte di chi si interroga seriamente sulle alternative. E se “vivere in emergenza”, fosse solo una strategia per accumulare profitti!?.
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