L’Alghero vuole partita vinta, per l’Olbia responsabilità oggettiva? Il ricorso dell’Alghero ruoterà su questo, suffragato dai referti di due Commissari di campo e da un assistente dell’Arbitro
ALGHERO - Si riflette su quanto visto domenica al Mariotti nel corso del
derby fra Alghero e Olbia. A mente fredda. Una pomeriggio calcistico che sarebbe passato alla storia per la sua sua insipienza, dove il calcio giocato ha latitato. La colpa? Delle due contendenti. Ma se l’Olbia aveva l’attenuante di essere in piena emergenza e nel totale caos societario, l’Alghero è incappata in una giornata grigia, dove i bagliori di gioco sono rimasti nelle intenzioni degli attori in campo.
A mettere pepe a un derby soporifero ci ha pensato un tesserato dell’Olbia (parrebbe Beppe Giglio), salito alla ribalta della cronaca, non per le sue gesta atletiche, ma le capacità di boxer mostrate nel piazzale che conduce negli spogliatoi, peraltro in abiti borghesi. L’Alghero, privato del suo portiere Simone Aresti, grida e invoca giustizia. Lo ha fatto Ninni Corda e lo ha ribadito Corrado Sanna nel corso dell’intervista post partita. «Vogliamo che sia fatta giustizia, perché siamo stati danneggiati per aver schierato in campo un sostituto per forza».

E tutto il ricorso dell’Alghero ruoterà su questo, suffragato dai referti dei due Commissari di campo, uno dei quali ha visto, da un Assistente dell’Arbitro, Manolo Carrucciu e dal Commissario di Polizia che ha raccolto testimonianze e generalità degli attori della "bravata" extra-calcistica. La responsabilità oggettiva dell’Olbia nei confronti del suo tesserato non è messa in discussione, e il Giudice sportivo potrebbe capovolgere il risultato conseguito sul campo.
Sapete come ha definito l’accaduto il tecnico dell’Olbia Carmine Gautieri: «Una cazzata». Definizione resa alla presenza di numerosi colleghi e telecamere in funzione. Il Pubblico del Mariotti non si è reso conto dell’accaduto, se non per un passaparola che ha pervaso la tribuna. Il pubblico algherese, composto mai fuori dalle righe, ha dato grande dimostrazione di maturità, e se si credeva che Alghero fosse diventata una piazza di indiavolati, ieri si è avuta la prova che i circa seicento presenti volevano e vogliono vedere solo bel calcio.

Il tecnico Ninni Corda (
nella foto) non ha perso la calma neanche nei momenti tumultuosi. Sembra un altro. Sempre all’interno della linea tecnica in panchina, ha sollecitato la sua squadra, ma nella mischia della rissa non è entrato, quasi a dimostrare che su di lui bisogna cominciare a ricredersi. Forse la lunga squalifica patita (poi ridimensionata), lo hanno fatto riflettere, e ce lo hanno restituito migliore. Almeno si spera.
Un Algherese doc in campo. Massimo Demartis, gladiatore in tante battaglie, ieri indossava la maglia bianca dell’Olbia nella sua Alghero. Un grande professionista e un calciatore leale. Un giocatore che ha ingaggiato con il centravanti Cocco una lotta sempre tenuta nei binari della correttezza. Un giocatore che onora lo sport e che non perde mai il contatto con la realtà. Dopo Antonello Cuccureddu, è il miglior professionista che Alghero abbia fornito al panorama calcistico nazionale. Peccato sia sulla via del tramonto, ma sul campo non si vede affatto.

Il campo Mariotti di Alghero era blindato. Strade chiuse dalle ore 13 circa. Via Vittorio Emanuele, il canalone, Via Michelangelo, un servizio d’ordine di primissimo piano per scongiurare possibili incidenti, trattandosi di un derby ad “alto rischio”. Eppure in gradinata i tifosi dell’Olbia erano latitanti. Di essi neanche l’ombra. A fine gara le forze dell’Ordine hanno rinforzato la loro presenza in prossimità dell’uscita dagli spogliatoi, un servizio meticoloso e impeccabile. Un grande dispiegamento di uomini, pronti ad ogni eventualità, giusto per prevenire.
Nelle foto: alcune fasi del concitato derby tra Alghero e Olbia
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