Almeno una volta nella nostra vita, avremo usato inconsapevolmente una sua citazione.
Nel superamento di una tappa importante o di una sofferenza fisica o morale: “…deve passare la notte…” (“…ha da passà ‘a nuttata…”). Il 31 ottobre 1984 si spegneva a Roma Eduardo De Filippo un mese dopo la sua ultima apparizione pubblica, manco a dirlo in un affascinante e splendido teatro, quel Greco di Taormina, dove al ritiro dell’ultimo premio, lasciava nella diretta video il suo testamento d’attore e uomo d’arte. Venti anni dopo, tutti lo ricordano sui principali giornali italiani ed in alcuni casi (al Comune di Napoli ed alla Camera del Senato a Roma) ci saranno commemorazioni ufficiali e convegni che ne ricorderanno la sua opera. Più di un intellettuale ha storto il naso di fronte al poco o niente fatto per ricordarlo, ed alla sua completa assenza nei palinsesti dei principali media televisivi che lo hanno semplicemente ignorato. Premesso che non siamo in grado di aggiungere una sola parola già scritta su Eduardo, un quesito sorge spontaneo.
Era giusto o dove poteva essere collocato il gran drammaturgo nel nichilismo imperante, eterale, satellitare o digitale che sia, asservito a scatolette virtuali mistificate come case, animate da fantocci in cerca di notorietà, a collegamenti con isole di disperati o peggio ancora a format colmi di lacrime sintetiche e silicone scaduto.Scontati gli esercizi di retorica o le finzioni di snobismo culturale, il suo tempio naturale non l’ha tradito né trascurato. Il Teatro con i suoi eredi più prossimi: Luca De Filippo, Toni Servillo, Francesco Rosi, Carlo Cecchi, Giacomo Rizzo, vive con lui e continua a trasmettere la sua scuola di vita. Toni Servillo ha appena concluso al Mercadante di Napoli “Sabato Domenica e Lunedì” avvicinandosi alle 380 repliche. Toccherà al figlio Luca, riprendere a fine novembre sempre nella città natale, “Napoli Milionaria”, mentre il nipote Luigi, recita “Non ti pago”. Carlo Giuffrè in scena con “Il medico dei pazzi” di Scarpetta, definisce Eduardo il “Moliere del Novecento”. Il prestigioso testimone della prosa Eduardiana passa anche a nuove leve della lirica italiana all’altezza del compito. Così anche la Sardegna avrà modo di ricordare o conoscere meglio il teatro d’Eduardo. Silvio Orlando, diretto da Armando Pugliese, debutterà all’Alfieri di Cagliari (sarà nel nuovo anno anche al Diana di Napoli) dal sedici novembre, nel circuito regionale sardo promosso dalla CEDAC. Vestendo i panni di Pasquale Lojacono, sarà protagonista di “Questi fantasmi”, testo fondamentale d’Eduardo sull’ambiguità umana assediata da inesistenti fantasmi, realizzata per la prima volta il 7 gennaio 1946 al teatro Eliseo di Roma. Se la tv è satura dei suoi contenuti, il Teatro, la Cultura avrà sempre lo spazio ed il tempo di vivere la scuola dei Maestri. Come ricorda lo stesso Rosi, “..Eduardo non appartiene solo a Napoli ma al mondo intero.
Commenti