Il nome del coordinatore nazionale del Pdl, indagato per corruzione, appare nell´inchiesta condotta dai pm romani riguardante tra l´altro la creazione di un polo eolico in Sardegna. Le reazioni di Fini e Bossi
ALGHERO - Il coordinatore nazionale del Pdl Denis Verdini è indagato per corruzione nell'ambito di un'inchiesta riguardante l'attività di un presunto comitato d'affari che coinvolge anche l'imprenditore Flavio Carboni. A condurre l'inchiesta, che nei giorni scorsi ha portato a una perquisizione a Firenze nella sede del Credito cooperativo di cui Verdini è presidente, i pubblici ministeri romani Rodolfo Sabelli e Ilaria Calò. Sulle ragioni di questa perquisizione viene mantenuto il riserbo ma sembra che sia stata determinata dalla necessità di accertare la destinazione finale di un giro di assegni.
Oltre a Verdini e Carboni sono coinvolti nell'inchiesta il costruttore Arcangelo Martino, il consigliere provinciale di Iglesias Pinello Cossu, il magistrato tributario Pasquale Lombardo e il consigliere dell'agenzia ambiente (Arpa) Ignazio Farris. L'indagine riguarderebbe tra l'altro la creazione di un polo eolico in Sardegna, ma sulla natura degli appalti viene mantenuto il massimo riserbo.
Verdini si batterà "fino in fondo in tutte le sedi" convinto della propria "totale trasparenza" si legge in un comunicato dell'ufficio stampa del Pdl. Il coordinatore del Pdl nega di aver mai intrattenuto rapporti con Diego Anemone, l'imprenditore coinvolto nelle inchieste della magistratura su una serie di appalti pubblici. «Non l'ho mai visto in vita mia, non lo conosco» dice Verdini, che lamenta la violazione del segreto istruttorio, dicendosi convinto che quando il segreto delle indagini viene costantemente violato e circolano indiscrezioni, voci e anticipazioni degli atti dei magistrati, allora si sfocia nello "sputtanamento".
E punta il dito contro quel circuito che anticipa i contenuti dei provvedimenti della magistratura e condanna gli indagati alla gogna mediatica. «Non sono abituato a parlare di complotti - dichiara Verdini alla Camera - mi limito a osservare che il segreto istruttorio è costantemente violato, calpestato. La colpa non è dei magistrati, non è dei giornalisti e allora mi chiedo la colpa di chi è? La violazione del segreto istruttorio è una cosa che si ripete sistematicamente e quando ci sono dei fenomeni che si ripetono costantemente, il mio amico Galileo direbbe che si tratta di un fenomeno scientifico».
Il coordinatore del Pdl non si dimetterà e resterà al proprio posto. Lo dice a chiare lettere ai giornalisti alla Camera. «Non ho l'abitudine, non fa parte della mia mentalità e non ho nessuna necessità di farlo. Da cosa dovrei dimettermi? - sottolinea - Dal lavoro? Sarebbe difficile. Vado avanti, io sono abituato a cominciare da capo tutte le settimane». Poi, a una domanda sulla reazione del premier alla notizia dell'avviso di garanzia, ha così risposto: «Berlusconi è un uomo di grande serenità. Da venti anni è abituato a questo massacro. In questi casi il migliore alleato è proprio lui».
Riguardo agli sviluppi dell'inchiesta sugli appalti il presidente della Camera, Gianfranco Fini, dice invece che non c'è nessuna congiura, nessun accanimento dei giudici verso l'esecutivo. E a chi gli chiedeva se Verdini dopo aver ricevuto l'avviso di garanzia dovesse fare un passo indietro da coordinatore del Pdl, ha risposto: «No, la storia recente è zeppa di episodi in cui dopo l'avviso di garanzia le accuse si sono dimostrate non sussistenti». Anche per Umberto Bossi non c'è nessuna congiura. ''Mi sembra che i magistrati facciano solo il loro lavoro'' ha detto il Senatur all'Adnkronos. Quanto all'opportunità che Verdini si dimetta da coordinatore, il ministro delle Riforme dice: «Questo bisogna chiederlo a Berlusconi, decide lui... mi fa pena...».
Nella foto: Denis Verdini
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