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S.A. 9 agosto 2010
Donne e giovani, «la crisi sarda è loro»
Due fasce della popolazione che più di altre risentono della crisi che investe l´isola. La Cisl rivela i dati a riguardo e preme per un nuovo patto tra Regione, sindacati e rappresentanze datoriali


CAGLIARI - «Sono sempre le donne, con i giovani, a risentire maggiormente degli effetti della crisi economica della Sardegna. Al punto che diventa sempre più necessario attuare un piano regionale straordinario per il lavoro largamente incentrato su queste due categorie a rischio, così da far diminuire il tasso di disoccupazione assoluto (16,1%) – tanto alto si riscontra solamente nel primo trimestre del 2004 – che colloca la Sardegna all’ultimo posto delle regioni italiane ordinate per tasso di disoccupazione».

A dichiararlo è la Cisl Sardegna e il suo segretario regionale Oriana Putzolu che sottolinea la crisi che investe in particolare queste due fasce della popolazione. Il sindacato sardo mette in luce alcuni dati: «il tasso di occupazione femminile (15-64 anni d’età), nonostante alcuni segnali di ripresa che tuttavia non sembrano strutturali, nel primo trimestre 2010 nell’isola non supera 40,8%: 6 punti percentuali al di sotto di quello italiano registrato nel 2009 (46,4%) e distante addirittura 18 punti dalla percentuale europea riportata da Eurostat l’anno scorso (58,6%). Il tasso di disoccupazione donne nel primo trimestre 2010 è pari al 17,9%, quasi uguale al quarto trimestre 2009, poco distante dal tetto (19,7%) del primo trimestre dell’anno scorso».

E poi ancora l'ultima rilevazione trimestrale Istat che ha sentenziato che su una forza lavoro di 692mila unità, le donne sono solamente 286mila e le non-forze lavoro sono 974mila di cui 563mila donne. Le cause sarebbero molteplici: assistere genitori anziani e figli ammalati; supplire alle carenze dei servizi per l’infanzia (asili-nido, scuole materne), seguire attivamente l’educazione dei figli e l’impossibilità di pagare baby-sitter e asili comunali.

Per questi motivi l'associazione dei lavoratori chiede «di abbinare agli ammortizzatori sociali politiche attive per il lavoro e per il reimpiego, individuando strumenti adeguati per conciliare tempi di lavoro ed esigenze familiari, migliorando l’utilizzo del part-time lungo». «Un patto per il lavoro - concludono - è indispensabile tra Regione, sindacati e rappresentanze datoriali per un impegno che, ciascuno nella rispettiva responsabilità, metta in campo risorse finanziarie disponibili, strumenti di breve e di lungo periodo, soggetti in grado di contribuire a ridurre gli effetti della crisi e a rilanciare la crescita economica».
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