Morte, violenza, abusi e indifferenza non sembravano essere di casa ad Alghero. Eppure le cifre, che riguardano recenti episodi di cronaca, lasciano molte perplessità
ALGHERO - L’anno appena trascorso è stato costellato, per quanto concerne le cronache della nostra città, da un allarmante susseguirsi di avvenimenti tragici. In questi ultimi mesi, soprattutto, abbiamo dovuto raccontare, talvolta imponendoci più il dovere che il diritto di cronaca, le sciagure che hanno segnato alcuni concittadini e ferito tutti noi. Morte, violenza, abusi e indifferenza non sembravano essere di casa ad Alghero. Eppure le cifre, che riguardano recenti episodi di cronaca, lasciano molte perplessità. Anche e soprattutto a noi giornalisti.
Una domanda ci martella da qualche tempo: che cosa sta succedendo nella nostra città? Facciamo fatica a darci risposte, lasciando enormi spazi bianchi sulle pagine delle nostre riflessioni. Continuiamo a credere che no, non c’era nessun segnale e che nulla poteva far cogliere il malessere della città. Ma poi, nel profondo dei nostri pensieri si fa largo il dubbio; capiamo che non è così, che forse nella nostra società il malessere vi è sempre stato, perché l’esistenza umana include anche la sofferenza. L’unica differenza è che in questi tempi l’angoscia si è rivelata, entrando nel quotidiano di tutti noi in maniera cruenta e assurda allo stesso tempo.
Ma com’è possibile capire, accettare, elaborare quando continua ad accadere, quasi senza tregua, che un assordante segnale di disagio invada le cronache di una città apparentemente felice e spensierata? E che felicità è, quella spezzata da continui drammi, che non sono circoscritti a parenti e amici, ma che con prepotenza s’impongono nella “tranquilla” quotidianità di ognuno di noi? Dobbiamo porcelo, questo problema. Dobbiamo affrontare l’innalzamento nel grado di priorità di questi eventi traumatizzanti e prendere coscienza che in una cittadina come la nostra, medio-piccola, turistica e apparentemente priva di drammi, vi è anche la sofferenza. E allora bisogna partire dal perché di un malessere così diffuso, chiedendoci cosa manca alla nostra società e cosa possiamo fare noi tutti per affrontare angosce e disagi d’ogni genere.
In molti, tra operatori della sfera sociale ed esperti dei mali dell’anima, hanno cercato di decifrare alcuni lati oscuri della nostra società, tentando di fornire spunti per un’analisi che vada ben oltre la superficie degli avvenimenti recenti. Le informazioni che abbiamo raccolto evidenziano che mancano valori concreti, lontani dal consumismo. Così ci si aggrappa al materialismo sfrenato, perché nell’affettività, nella famiglia, negli amici, nella società intera è difficile trovare appigli. La vita, scandita nel suo divenire da momenti “naturalmente” difficili, non viene più scelta, accettata e vissuta con pienezza e perde così quel suo valore “sacro”. I momenti di confronto e di sfogo delle emozioni sembrano avvilenti e così si cerca di evitarli, alienandosi e reprimendo, in maniera talvolta devastante, lo sfogo costruttivo della propria aggressività.
Dicono questo, gli esperti e continuano volgendo le proprie perplessità verso orizzonti più ampi. Da dove dovremmo trarre esempi di comprensione e aiuto reciproco? Le istituzioni cittadine sono adeguate al crescente squilibrio della nostra società? Cosa si fa ad Alghero per l’aggregazione, per un dialogo vero e spontaneo, dove ognuno ascolti e sia ascoltato? Quante volte tutti noi, senza alcuna eccezione, abbiamo dimostrato imbarazzo, fastidio o addirittura denigrazione per quelli che vengono definiti anelli deboli della catena? Non esiste un’unica risposta se si riflette sulla situazione di Alghero, questo lo confermano anche quelli che si sono voluti esprimere in merito.
Stiamo tutti in silenzio di fronte alle lacune delle istituzioni, che non rimediano alla mancanza di strutture apposite, d’attenzione, di sensibilità e d’interventi tangibili. Tacciono anche le forze politiche, tutte quante accusate di non aver programmi politici incentrati sul valore della persona. Perché per affrontare veramente il malessere sociale è necessario intervenire dall’alto, spostando l’attenzione, principalmente volta al benessere economico, finalmente e in primo luogo alla serenità dell’animo.
In mancanza di interventi noi cittadini continueremo di riflesso a brancolare, perché portare un peso del genere da soli non è possibile e ancora meno giusto.
La sintesi dei vari pareri, raccolti in un lungo lasso di tempo, è che bisogna creare, credendoci e sforzandosi a tutti i livelli, una fitta rete di solidarietà concreta, attiva, vera. In un clima di partecipazione autentica, non solo di fronte alle immani sciagure, ma anche nei piccoli e tuttavia importanti episodi di vita quotidiana, dovremo impegnarci per fare in modo che il disagio non sia represso, ma incanalato in maniera costruttiva, riconoscendo nell’ascolto e nel rispetto degli altri il valore principale di un’esistenza vissuta fino in fondo, nel rispetto e nella solidarietà costante per tutti.
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