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A.B. 27 novembre 2010
La morte nell’arte ad Iglesias
Domani, domenica 28 novembre, alle ore 17,30, il Cimitero Monumentale sarà teatro del secondo appuntamento per l´evento Il Corpo Sottratto


IGLESIAS - Due giornate dedicate alla riflessione sul tema della morte attraverso poesia, arte, cinema, letture: è il programma di “Il Corpo Sottratto”, la sesta edizione dell’evento ideato dall’associazione culturale “Vox 2000”.

Ieri, nella sala “Lepori” della scuola Eleonora d'Arborea, si è tenuto il convegno su “I linguaggi dell'arte nei rituali funebri e nelle visioni simboliche: discorsi, canti e immagini intorno al tema della morte”. L’artista Josephine Sassu ha raccontato i diversi aspetti della percezione della morte nell’arte, attraverso le immagini di Rembrant, Picasso, Mantegna, Caravaggio e Michelangelo, fino ai contemporanei Serrano e Cattelan. Clara Murtas, cantante e attrice, ha invece interpretato la vita e la morte attraverso il canto di “anninnias” ed “attittidos”, mostrando come in Sardegna i due aspetti siano profondamente intrecciati alla sfera più intima del mondo femminile, e come la voce porti in sé uno strettissimo legame con emozioni e stati d'animo. L’etnomusicologo Ignazio Macchiarella ha invece sottolineato l'importanza del cantare funebre nel momento della morte come elemento di condivisione della sofferenza. Al termine della serata, l’attesissima proiezione di “Deu ci sia”, cortometraggio per la regia di Gianluigi Tarditi e realizzato da “Ophir Production”, che ha ricevuto il riconoscimento dal Ministero dei Beni Culturali ed è stato proclamato vincitore nell'ultima edizione del “Capalbio Film Festival”. Il corto, racconta una Sardegna di fine Ottocento, dove emerge oscura e silenziosa la “femina aggabadora”, figura leggendaria della tradizione che abbreviava le sofferenze ai moribondi, nell'intensa interpretazione di Murtas.

Il secondo appuntamento per “il Corpo Sottratto” è in programma domani, e vedrà come suggestivo palcoscenico il Cimitero Monumentale di Iglesias per una serata che coinvolgerà artisti, cantanti, musicisti, giovani studenti: “All’ombra di un cipresso”, è il titolo della performance che mira a riscoprire gli spazi della morte, che nella tradizione cristiana sono simbolo di sofferenza e lacrime, e riviverli invece come luoghi vitali di silenzio e serenità. L'evento, per la regia di Maurizio Saiu, guiderà il pubblico alla visita del cimitero monumentale, ricco di storie e memoria cittadina, attraverso il canto, la musica e la danza. Il Corpo Sottratto, è realizzato con il contributo della Regione Autonoma della Sardegna e del Comune di Iglesias. La direzione artistica è dello stesso Saiu, mentre quella organizzativa è affidata a Monica Mariani.

Laboratori, performances, installazioni, momenti di riflessione le attività che programmate nella rassegna, quest’anno semplificata a due giorni, per i tagli economici alla cultura ed allo spettacolo. Argomenti tabù, come quello sulla morte, saranno indagati attraverso i linguaggi dell’arte, della filosofia, della musica e della poesia da artisti, filosofi, musicisti, ricercatori e studenti, nel tentativo di far luce su ciò che maggiormente inquieta gli uomini. Questa operazione artistica, è concepita per il coinvolgimento di tutte le persone, anche di coloro che non hanno una normale frequentazione con l’arte, Il cimitero è il luogo di tutti e vari sono i linguaggi che si alterneranno nel percorso che vedrà partecipi gli artisti invitati. Non è un caso aver scelto di realizzare questo progetto in questo periodo dell'anno, questo è dovuto alla forte connotazione che questi giorni hanno in relazione alla morte. La settimana dedicata ai morti è forse il momento più dimenticato fra le varie festività dell'anno. Il tempio dell'ignoto, dell'indicibile, che ci spaventa e ammutolisce, ma anche colmo di profonda serenità. Esiste un’irreale sospensione temporale e fisica che ci proietta verso il concetto del nulla. Una città di croci edificata per il ricordo e la consolazione. Un vuoto che si popola di fantasmi. E' forse il luogo dove possiamo sentirci più vivi. La Filosofia, la musica con l’arte e la poesia possono essere i linguaggi a cui aggrapparsi per trovare finalmente quel legame parente da sempre, che ci aiuti a riscoprire serenamente la trasparenza e la lievità di quest'ultimo evento. Un atto romantico nel tentativo forse di mettere in luce ciò che più ci inquieta. All’ombra di un cipresso, come in un’arcadia persa o ritrovata nel tempo, come Dante e Orfeo, canteremo ancora un’ultima volta del non ritorno. Questo sarà il tema che si distenderà nelle azioni, parole cantate, dette, bisbigliate, al riparo da quella vita che non vuole accettare l’inesorabilità della nostra precarietà.
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