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Stefano Idili 24 gennaio 2005
Soru, esige più autonomia e auspica sviluppo per la Sardegna
«Non credete neanche un secondo a chi vi dice che – afferma Soru intervenendo nel convegno della Cgil - è una legge finanziaria di tagli o che è una legge finanziaria che ha dimenticato il piano straordinario del lavoro»


CAGLIARI - Renato Soru è tornato due volte negli ultimi giorni sul tema della Finanziaria del 2005. Dopo essere intervenuto congresso regionale dei Ds, il presidente della regione è ritornato alla carica in difesa della “sua” finanziaria. Intervenendo a un convegno della Cgil sull’Autonomia e lo Statuto della Regione il leader di Progetto Sardegna ha invitato tutti a non credere a chi a giudicato la finanziaria del suo esecutivo una legge che non porterà sviluppo e non idonea alla situazione particolare che sta vivendo attualmente la Sardegna «Non credete neanche un secondo a chi vi dice che – afferma Soru intervenendo nel convegno della Cgil - è una legge finanziaria di tagli o che è una legge finanziaria che ha dimenticato il piano straordinario del lavoro o che è una legge finanziaria che perde di vista gli obbiettivi delle politiche sociali. E´ una legge finanziaria – ha continuato Renato Soru -che prevede di spendere nel 2005 le stesse cifre, un po’ di più, che era previsto di spendere nel 2004 (circa sei miliardi e duecento milioni di euro). La stessa cifra! Però nel 2004 quella cifra non è stata rispettata, è stato speso un miliardo in meno, quindi sono stati messi nel sistema regionale circa cinque miliardi, quest´anno possiamo mettere un miliardo in più. Quindi è una finanziaria di crescita, di sviluppo, è una finanziaria che mette più risorse, rispetto all´anno precedente, in maniera ingente nel sistema regionale». E´ anche una finanziaria che, secondo l’ex patron di Tiscali, si prefigge di attuare un cambiamento epocale «dopo che sono già passati tre anni di P.o.r. abbiamo speso fino a oggi solo il 15% delle risorse, ci sono 60.000.000 di euro in meno che abbiamo già rimandato indietro a Bruxelles e che non abbiamo spesi per tempo. E per spenderli, nei prossimi anni dobbiamo correre ad una velocità che è sei volte tanto quella precedente, altrimenti manderemo vagonate di soldi a Bruxelles che li investirà in Moldavia, che li investirà in Romania, che li investirà chissà dove e ci macchieremo della colpa peggiore di cui politica regionale si potrà macchiare: di aver perso l´ultima occasione, l´ultimo aiuto importante dell´Unione Europea di dare una spinta importante a questa Regione per farle risolvere i nodi strutturali, dei nodi di ritardo di sviluppo».
Al convegno della Cgil su "Costituzione, diritti di cittadinanza e nuovo statuto sardo il presidente della Regione, intervenendo subito dopo l’ex ministro Bassanini, ha affrontato anche i problemi dell’Autonomia «La Sardegna deve rinegoziare un nuovo patto con lo Stato in materia di riforme, per puntare a un nuovo Statuto di Autonomia: Creare un nuovo Statuto dei sardi per dare risposte, in modo da dar vita a spazi di autonomia necessari per creare sviluppo, e istituire così una società capace di vivere senza aiuti, autosufficiente e indipendente». Numerosi gli esempi portati dal presidente a testimonianza di un’autonomia negata: dal ricorso del governo contro la legge sulle coste, alla materia dei beni culturali. «Non possiamo toccare un bronzetto nuragico, una brocchetta, la Sardegna non ha il potere di organizzare un grande museo archeologico che testimoni la storia millenaria dell’Isola, anche agli occhi dei sardi». Ed in conclusione c’è stato il tempo per una provocazione di Soru in merito alla assurda vicenda della continuità territoriale ed alla mancanza di quella autonomia spettante alla Sardegna «Non sarebbe meglio - ha detto, con riferimento alla delibera pubblicata sulla gazzetta Ue - che in futuro gli accordi li faccia la Sardegna direttamente con Bruxelles piuttosto che attraverso il Ministro?»


nella foto: Renato Soru
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