In scena domenica 13 febbraio, alle ore 18, al Ferroviario di Sassari. Testo di Francesco Enna, regia di Pier Paolo Conconi. La storia racconta le vicende di una famiglia povera
SASSARI - La storia racconta le vicende di una famiglia povera: una madre e due sorelle, una, di nome Stellina, gentile e buona come il pane appena sfornato e l’altra di nome Peppina, antipatica e dispettosa. Un giorno la madre si trova nella necessità di chiedere in prestito a qualcuno del vicinato un pezzo di sapone, ma nel vicinato c’è soltanto il palazzo del Gatto Mammone, un tipo da prendere con...le unghie.
«La scelta di lavorare sulla fiaba - dice Pierpaolo Conconi - è legata all’impegno di recuperare la memoria della cultura popolare sarda: il piacere da una parte di far ascoltare una favola briosa, leggera e di chiara morale, eppure divertente e appassionante; dall’altra recuperare attraverso questo immaginario altri “segni” della nostra cultura; il recupero di filastrocche, i proverbi e i suoni e i canti; il ritmo del racconto e i modi di narrare dei Maestri e delle Mastras ‘e contascias (maestre di fiabe); la valorizzazione dei modi di narrare e le tante altre espressioni dell’antropologia agro-pastorale del mondo contadino della Sardegna, dove ad esempio la pulizia, l’ordine e la preparazione del pane scandiscono il tempo della giornata e il ritmo delle stagioni e i cicli noti della vita e della morte».
Il segreto della fiaba risiede nella sua forma: di questo si fa carico lo spettacolo di Conconi, inventando una forma che stimoli la fantasia dei ragazzi, che diverta e che al tempo stesso faccia riconoscere i segnali particolari del nostro passato, non per il gusto di una archeologia retorica, ma per recuperare l'identità. Le tecniche utilizzate in questo spettacolo sono miste: l’attore recita insieme a pupazzi, la parola si alterna con il canto e la filastrocca, il linguaggio coreografico e musicale sono ampiamente presenti, insieme all’uso di oggetti e maschere.
Foto d'archivio
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