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T.M. 14 febbraio 2011
Bogamarì: turismo del gusto, progettualità carente
Preoccupa, e non poco, l’idea che le attrattive invernali debbano necessariamente rimanere collegate al consumo dei ricci di mare


ALGHERO - Preoccupa, e non poco, l’idea che le attrattive invernali debbano necessariamente rimanere collegate al consumo dei ricci di mare. Se non altro perché si tratta di una risorsa esauribile, e comunque sono finiti i tempi di quando i ricci erano talmente tanti che a raccoglierli si andava sugli scogli con le canne. E’ vero, una legge di tutela c’è, così come i controlli per fermare i pescatori e i venditori abusivi. Tuttavia l’enfasi generata attorno al frutto di mare è tale che il fenomeno abusivismo è e rimarrà endemico, non fosse altro perché la richiesta è sempre alta e i guadagni appetibili.

Per quest’anno è prevista una iniziativa da guinness dei primati, con tanto di benedizione da parte dell’assessore comunale competente, che prevede l’utilizzo di una quantità ingente di ricci. Conoscendo la filosofia dei guinness è fuor di dubbio che nel tempo il divertimento sarà superare il record, sempre a spese del ricercatissimo frutto.
Senza voler entrare nel merito dell’iniziativa e sulle sue ricadute sull’immagine turistica della città, c’è da evidenziare l’assoluta mancanza di programmi per il ripopolamento dei ricci di mare, con ricerche specifiche sui ritmi di riproduzione, di pascolo e di crescita.

Perché se davvero si vuole puntare sui ricci è necessario avere la certezza che la materia prima non mancherà e sarà sempre la migliore anche negli anni a venire. Questo, sul piano strettamente economico, sembra essere il minimo che si possa pretendere, anche per tutelare tutti i lavoratori del settore. Da altre parti, forse più attente alle esigenze ambientali, di anno in anno si alternano le zone di riproduzione alle zone di raccolta e si procede col monitoraggio continuo delle due fasi, nonché della qualità dei fondali marini. E’ risaputo infatti che una raccolta indiscriminata non arreca danni solo alla sopravvivenza del riccio ma compromette anche quella parte di ambiente legata alla sua presenza.

Vanno elaborate statistiche, vanno programmate le offerte di prodotto, va orientata la richiesta. Tutti dati attualmente indisponibili. E se la richiesta cresce può essere necessario sperimentare forme di allevamento. Se il consumo del riccio, per ovvie ragioni, è limitato al periodo invernale, nulla impedisce che attorno ai ricci si possa lavorare tutto l’anno e che il nostro Comune possa diventare il capofila di una sperimentazione di grandi prospettive. Solo allora si giustifica l’iniziativa da guinness dei primati, sapendo cioè che il vero record non è la focaccia di cinquanta metri ma la volontà di costruire attorno alla pesca del riccio lavori stabili e redditizi, anche per quei biologi marini che si sono laureati proprio nella nostra cittadina.

Ad oggi però, nonostante se ne discuta da anni, di tutto ciò molto poco è stato fatto e si continua a gestire l’intera questione in modo quasi dilettantistico. Volendo c’è tempo per recuperare, per presentarsi alle prossime stagioni del riccio con qualche idea più conveniente. Ecco allora che la sagra del riccio diventa davvero un modo per lanciare il turismo del gusto, che tanto successo sta ottenendo là dove l’offerta è legata ad una progettualità seria, che include anche i pacchetti delle offerte collaterali, senza affidarsi esclusivamente alla buona sorte o alla bontà della natura.
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