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Red 17 marzo 2011
1861-2011 | La Sardegna e Alghero
Da Goffredo Mameli al Regno di Sardegna, le tracce del Canto degli Italiani arrivano fino ad Alghero. 1861-2011 | La Sardegna e Alghero nella storia d´Italia


ALGHERO - C'è molta Sardegna nella storia d'Italia. Non solo per la continuità storica che dal Regno di Sardegna porta senza soluzione di continuità prima al Regno d'Italia e poi alla Repubblica italiana. Ma anche per una sottile trama di corrispondenze biografiche che ruotano intorno alla figura di Goffredo Mameli che con i suoi versi del Canto degli Italiani, scritto alla vigilia di quel lungo Quarantotto che si sarebbe concluso solo nel 1861 con l'Unità italiana, ha fondato l'identità nazionale. La famiglia dei Mameli viene dalla nobiltà sarda di Lanusei, ma fra i suoi discendenti c'è anche la madre di Italo Calvino, Dorotea Evelina Mameli nata a Sassari. E proprio Calvino, come ricordava Francesco Cossiga, spiegava con sussiego che il suo italiano acuminato veniva proprio dalla lingua perfetta della sua nonna di Lanusei!
Ma anche ad Alghero si trovano le tracce della storia di Goffredo Mameli che con il suo precoce sacrificio, del Risorgimento è stato il simbolo generazionale. Agostino, membro della famiglia aristocratica genovese degli Zoagli e capostipite degli attuali Zoagli di Alghero, arrivato in Sardegna alla fine dell'Ottocento, era il nipote e figlioccio di Adelaide Zoagli madre di Goffredo. La scrittrice Enestina Zoagli, che di Agostino è la nipote, così ricostruisce la storia familiare nel “Tempo della Memoria” edito dalle Edizioni del Sole nel 2001. Ecco alcuni stralci del capitolo intitolato “Goffredo: il poeta soldato”.

“La vita, assai spesso lontana da casa, dell'ammiraglio Giorgio Mameli che, per ragioni di servizio, molti più giorni trascorreva in mare o in porti stranieri che non accanto alla famiglia, fecero di Adelaide Zoagli la sola e vera educatrice dei figli, di Goffredo in particolare, che crebbe nella fede mazziniana, nella fortezza del carattere e nel culto delle glorie passate...“ Era di bella e gentile persona,di statura mediocre, di carnagione bianca, di capigliatura traente in biondo, di occhi vivi ed imperiosi, di espressione dolce ma fiera e risoluta quando l'animo aveva volto a qualcosa che volesse ad ogni patto operare.”

Così lo descrive il biografo Giuseppe Canale che lo aveva conosciuto personalmente. La vita di Goffredo fu veramente breve ma intensissima: “Tutta una fiamma per l'Italia; meteora incandescente levatesi da Genova per consumarsi nell'ara del Gianicolo. Vibrante di poesia istintiva, di amore per i classici e di sogni patriottici”. Studiò dapprima giurisprudenza e poi filosofia all'Università di Genova ma, mentre già stava per laurearsi, fu attratto dai moti insurrezionali che stavano sbocciando un po' in tutta Italia. Con trecento giovani da lui radunati, lo troviamo in Lombardia dove prese parte alla prima guerra per l'indipendenza. Rientrato a Genova dopo l'armistizio di Salasco, da lui deplorato, raggiunse Garibaldi, che nella città aveva conosciuto, e ne divenne l'aiutante; si battè eroicamente a Palestrina e a Velletri. Prese parte a comizi, pronunciò ardenti discorsi, perorò l'opportunità di creare una costituente italiana. Ma, sul Gianicolo, il 3 giugno 1849, fu ferito ad una gamba.

Di quella battaglia abbiamo una splendida rievocazione fatta da Orazio Locatelli: “Un giorno mentre sul Gianicolo le camicie rosse di Garibaldi rinnovavano, con ardimento superiore alla fortuna, l'assalto alla “Villa dei quattro venti”, Goffredo osserva fremendo la carneficina di tanti giovani. Poi, a un tratto prega e implora: Generale, lasciatemi attaccare. Garibaldi non gli ha ancora risposto che egli è già lontano, in prima linea. E' coi bersaglieri di Manara, pronti ad attaccare al grido di Italia, Italia. Goffredo, con la spada sguainata, corre verso il nemico. Il vento gli scompiglia la bionda chioma ed egli è come frastornato dalle scariche di fucili francesi e dalle grida dei compagni. E' già addosso al nemico quando un colpo di moschetto lo colpisce sotto il ginocchio sinistro. Cade da cavallo, tenta di salvarsi per rimettersi in sella, ma ogni suo sforzo è vano. Poco dopo, adagiato su una barella, ripassa dinanzi al Generale. I due non si scambiano una parola, ma solo uno sguardo. Negli occhi di Garibaldi affettuosa pietà, in quelli di Mameli ardore e dedizione.

Ricoverato alla Trinità dei Pellegrini, mal curato, va in cancrena; né varranno gli sforzi del Bertani, illustre medico, a salvarlo. Amputato l'arto, continua a peggiorare senza alcun sollievo, finchè il 3 luglio, mentre Roma è caduta, muore. Non rivedrà la madre alla quale, pur nelle sofferenze del male, scrive il 17 giugno, tentando di tranquillizzarla; e afferma: “Si soffre volentieri nel combattere per Roma; qui si difende l'ultimo palmo di terra, l'onore, l'avvenire d'Italia”. Né rivedrà il padre, sebbene Giorgio Mameli appresa la notizia, decide di approfittare del piroscafo sardo “Lombardo” - quello stesso che nel 1860 trasporterà parte dei Mille guidati da Nino Bixio - in partenza da Genova per Civitavecchia, per recarsi a Roma. Gli giungono, mentre è in viaggio, notizie rassicuranti, ma giunto a Roma apprende che il figlio è morto ed il suo corpo è stato depositato nella chiesa delle Stimmate.

Così l'eroica Adelaide Zoagli ricorda il figlio: ”La mia stella scomparve. Egli fu il fiore raccolto nel suo mattino. Mi fu strappata dal cuore la corda maggiore; quegli che fu il mio delirio nella sua infanzia, la mia gloria nella sua giovinezza. Il mio dolore me lo tengo sacro, è tutto per me. Cerco di esserne degna..... Goffredo, tra una battaglia e l'altra trovava l'ispirazione per inneggiare al grande ideale della sua vita: una Patria, un'Italia libera ed unita. Il manoscritto del più famoso dei suoi Inni, diventato Inno Nazionale della Repubblica Italiana, si trova nel Museo del Risorgimento a Torino e porta la data del 10 novembre 1847..... C'è una riunione di patrioti in casa di Lorenzo Valerio, una riunione in apparenza mondana.... Michele Novaro, al cembalo, strimpella qualcosa, quando ad un tratto, gli si avvicina Ulisse Borzino, anche lui genovese, pittore e patriota, e gli porge un manoscritto. “Ve lo manda Mameli“. Il Novaro a tal punto ne fu emozionato, che ne pianse di commozione..... torna a casa e senza neppure togliersi il cappotto o il cappello si butta sul pianoforte. Non passano molte ore che per le strade di Genova, e poco dopo anche fuori Genova, si canti quell'Inno. Eppure è rischio e rischio forte: la polizia austriaca è in agguato.

Fratelli d'Italia” in quei giorni si bisbigliava, si sussurrava, ma si cantava anche ad alta voce, a squarciagola persino.....”
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18/2/2026
Venerdì 20 febbraio alle 18.00 a Lo Quarter, è in programma il sorteggio per l´abbinamento dei quartieri e borgate alle barche di vela latina e ai colori degli stendardi, che saranno protagonisti della terza edizione del "Palio Sant Joan di Vela Latina"



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