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Luigi Coppola 10 marzo 2005
Teatro, al Verdi di Sassari in scena “Fedra” di Yannis Ritsos
La Compagnia delle Indie Occidentali chiude la stagione di prosa 2004/2005 allestita da CEDAC Sardegna. Con la regia di Francesco Tavassi, il monologo mitologico di Elisabetta Pozzi si fonde nella musica di Daniele D’Angelo


SASSARI – Ultimo appuntamento della rassegna di prosa CEDAC 2004/05 per la città di Sassari in programma al Teatro Verdi, lunedì quattordici e martedì quindici marzo. “Fedra” fa parte di Quarta Dimensione, ciclo di monologhi d’ispirazione mitologica, prodotti dal poeta greco Yannis Ritsos durante l’esilio fine anni sessanta, cui fu costretto dalla dittatura dei colonnelli. E’ un opera profonda d’attualizzazione del mito che l’autore adatta a contesti propri della quotidianità, rendendo vicino e contemporaneo il contenuto letterario. Ritsos scrittore greco nato nel 1909, nella primavera ’67 fu arrestato durante il colpo di stato dei colonnelli. Deportato nel campo di concentramento di Partheni, nell’isola di Leros, fu isolato dalle sue opere, censurate e messe al bando. Nello stesso tempo in Francia e in gran parte d’Europa un vasto movimento d’opinione ne reclamava la sua liberazione. Dal suo esilio il poeta completò Quarta Dimensione, componendo anche raccolte di poesie brevi, allucinate e surreali: Pietre, Ripetizioni, Sbarre. L’ultimo manoscritto, giunto clandestinamente in Francia, fu leva determinante per la sua libertà, concessa parzialmente in domicilio coatto presso Atene solo nel 1970, dove spirò venti anni dopo nel 1990.
Musa ispiratrice per schiere generazionali di scrittori, Fedra è icona mitologica complessa e tormentata che anima con Euripide, la tragedia Ippolito, il suo figliastro. Moglie di Teseo, re di Atene, ama perdutamente lo stesso Ippolito, dal quale è respinta ripetutamente. La vendetta puntuale, si consuma in incresciose menzogne infamanti che degenereranno tragicamente nella duplice morte dei protagonisti. Sacerdotessa del proprio desiderio d’amore, struggente e sensuale, immaginata dal regista F. Tavassi, come una grande alcova bianca, luogo di memoria e reliquie, non poteva essere meglio incarnata se non da Elisabetta Pozzi. Nata a Genova nel 1958, formatasi artisticamente allo Stabile della Lanterna debutta a soli diciassette anni né “Il fu Mattia Pascal” di Pirandello per la regia di Luigi Squarzina, al fianco di Giorgio Albertazzi. Con lui ha acquisito ottima padronanza della ribalta teatrale, recitando anche Antonio e Cleopatra. Dal 1979 è elemento cardine nell’ensemble del Teatro di Genova. Checov, Ibsen, Goldoni gli autori che interpreta con massima disinvoltura, conseguendo in più occasioni il Premio UBU. Conosce bene la Sardegna ed i suoi Teatri. Già protagonista pochi anni fa nel tour CEDAC, con Medea tratto dal romanzo di Cristha Wolf, nel solco della tradizione classica narrata da Euripide. Insieme con una selezionato cast di giovani attori, fra cui F. Bracchino, A. Romano e Olga Rossi è “La donna del mare” di Henrich Ibsen, per la regia di M. Avogadro al Teatro Stabile di Torino.
La sua vena epica sarà l’adeguato congedo del cartellone che anche in questa ventiquattresima edizione, ha riunito e soddisfatto al Verdi migliaia di estimatori sassaresi.
Sassari Teatro Verdi 14 – 15 marzo ore 21.00
Per info. Tel. 079.280220 - www.cedacsardegna.it

Nella foto: Elisabetta Pozzi
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