Tutto esaurito a Sassari per lo spettacolo che ha saputo unire il vecchio al nuovo. Applaudito Stefano Accorsi
SASSARI - Il grande sipario della stagione di prosa, inaugurata a Dicembre dalla Cedac, continua ad aprirsi sui teatri della Sardegna nascondendo e scoprendo mondi nuovi ed inaspettati. Ad essere protagonista talvolta è la comicità dei luoghi e dei personaggi, com’è accaduto con L’uomo prudente di Carlo Goldoni e il Giardino dei ciliegi di Cechov, la violenza e il degrado sociale, come in Gomorra di Roberto Saviano e Mario Gelardi, ed infine la letteratura, come in Un marito ideale di Oscar Wilde e L’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto.
Mondi dunque molto diversi, talvolta estrapolati da opere del passato e poi stravolti, attualizzati, capaci di far ridere ma anche di far riflettere. Un esempio vincente è costituito dall’ultimo spettacolo andato in scena al teatro Verdi di Sassari il 6 e il 7 Marzo, L’Orlando Furioso. Una rappresentazione che ha saputo conservare il fascino di un passato lontano: nella scenografia povera, nell’antichità dei colori, nei suoni riprodotti da vecchi strumenti e nei fraseggi arcaici; ma anche lo sguardo moderno gettato da Ariosto sui sentimenti, talvolta equivoci, istintivi e folli, sul modo di concepire la donna, non più vista come mero oggetto del piacere, e la realtà in genere, sempre disturbata e logorata da continue guerre inutili.
In perfetta sintonia dunque la scelta di mantenere la natura narrativa del poema, non tanto rappresentato quanto raccontato, così come un tempo facevano i cantori di fronte ad una folla desiderosa di immaginare mondi fantastici. Stavolta è toccato al cavalier Stefano (interpretato da Accorsi) riprendere quell’antico ruolo e recitare al pubblico alcuni versi originali dell’Ariosto, mostrando un trasporto tale nell’entrare ed uscire dai personaggi interpretati, tanto da perdersi in essi. Come da lui asserito nella conferenza di Mercoledì pomeriggio infatti, «per una buona riuscita è necessario che l’attore ami i suoi personaggi».
E di buona riuscita si può certamente parlare dato il tutto esaurito del Teatro Verdi di Sassari. Buona parte del merito è sicuramente da ricondursi anche al personaggio femminile, interpretato dall’attrice-cantante francese, Nina Savary, che ha regalato un tocco di novità allo spettacolo, poiché ha saputo essere al tempo stesso colonna sonora (ha cantato e suonato dal vivo), voce della coscienza, fonte di riso e paladina di tutte le donne. Insomma uno spettacolo che ha saputo unire il vecchio al nuovo, la riflessione al dilettevole, servendosi di soli due attori materialmente presenti e di tanti altri solamente evocati. In questo modo si è riuscito a dar corpo e voce alle parole, ma anche a preservare quella dose di immaginazione che solo la scrittura è capace ancora di regalarci.
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