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Stefano Idili
13 aprile 2005
Uccise la moglie, finirà in una casa di cura psichiatrica
Antonio Sunch probabilmente, viste le perizie, non verrà rinchiuso in carcere, ma passerà i prossimi anni della sua vita in una casa di cura dove dovrà sottoporsi ad una difficile terapia di recupero psichiatrico

ALGHERO – Non era in grado d’intendere e di volere. Questa la sentenza della perizia psichiatrica a cui è stato sottoposto Antonio Sunch, accusato di omicidio. La terribile vicenda accadde lo scorso dicembre, quando il sessantatreenne carpentiere algherese accoltellò mortalmente la moglie Verdina Solinas. Dopo avere sentito le urla e le richieste di aiuto i vicini chiamarono le forze dell’ordine che giunte sul posto non poterono fare altro che constatare la morte della donna, che si trovava sul pianerottolo in una pozza di sangue, mentre il marito dall’interno dell’appartamento si autoccusava del tragico gesto. Durante l’udienza, coordinata dal Gip Mariano Brianda, è stata discussa la perizia del psichiatra Vito la Spina che ha stabilito che l’accusato, difeso dagli avvocati Elias Vacca e Nicola Satta, è «affetto da una patologia con rilevanza psichiatrica tale da escluderne la capacità di rendersi conto in quei momenti dei propri atti». In pratica un uomo fondamentalmente non affetto da gravi patologie, ma proprio la presa di coscienza di rapporto coniugale oramai alla fine e l’illusoria probabilità di un possibile riavvicinamento, lo hanno trasformato in un mostro per quei pochi attimi che sono bastati per uccidere la propria amata.
Antonio Sunch probabilmente, viste le perizie, non verrà rinchiuso in carcere, ma passerà i prossimi anni della sua vita in una casa di cura dove dovrà sottoporsi ad una difficile terapia di recupero psichiatrico.
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