Dai tabulati telefonici a disposizione degli avvocati e acquisiti dalla Corte risulterebbero alcune chiamate non presenti agli atti. La perizia sulla corda che ha strangolato Orsola Serra espulsa dal fascicolo. La prova regina resta il Dna
ALGHERO - Dopo il rinvio dello scorso
aprile, si è aperto lunedì mattina in Corte d'Assise il processo nei confronti di Alessandro Calvia, l'algherese accusato dell'
omicidio di Orsola Serra, avvenuto lo scorso ottobre ad Alghero. La professoressa era stata ritrovata dal padre priva di vita nel suo appartamento. L'imputato e amante della vittima (che si è sempre dichiarato innocente), maglietta bianca, jeans e scarpe nere, entra in aula poco dopo le 9. Dal 7 dicembre si trova rinchiuso nel carcere sassarese di San Sebastiano.
I difensori, gli avvocati Nicola Satta e Danilo Mattana, mettono sul tavolo subito alcune eccezioni preliminari, chiedendo alla Corte presieduta da Pietro Fanile, a latere Rita Serra, di voler dichiarare la nullità della perizia dei Ris di Cagliari, che aveva rilevato la presenza del Dna dell'imputato sulla corda rinvenuta sul collo della vittima. Secondo i due avvocati algheresi, infatti, quell'accertamento non sarebbe stato svolto con le garanzie attribuite dalla legge, atteso che Calvia, benché al momento della perizia non fosse ancora iscritto nel registro degli indagati, lo sarebbe stato di fatto, in quanto l'ultimo ad avere visto in vita la vittima e per aver avuto con la stessa una relazione sentimentale.
L'imputato, nonostante fin da subito fosse sottoposto ad intercettazioni
telefoniche e i suoi movimenti tenuti sotto stretto controllo, sarebbe
entrato ufficialmente nel registro degli indagati solo dopo che un suo mozzicone di sigaretta, prelevato dai Carabinieri di Alghero, era stato analizzato e confrontato con il Dna rilevato nel cordino che stringeva il collo della professoressa. Cordino però, che dopo la perizia dei Ris sarebbe andato completamente distrutto, rendendo impossibile la ripetizione della perizia.
Niente da fare. La Corte sassarese ha ritenuto di non poter dichiarare la nullità dell'atto sulla scorta della documentazione a disposizione. La difesa ha quindi chiesto ed ottenuto che la perizia sulla corda venisse espulsa dal fascicolo del processo. Satta e Mattana hanno anche chiesto che venissero acquisiti i tabulati telefonici dell'imputato, riuscendo a dimostrare che quelli presenti negli atti di indagine non riportavano tutte le telefonate realmente intercorse nei giorni del delitto.
Circostanza questa che potrebbe assumere una rilevanza particolare: risulterebbe, infatti, una chiamata tra Calvia ed un'altra persona alle ore 19.22 del giorno del decesso (il 23.10.2011), e che in quegli stessi minuti sia partita dal telefono della vittima una telefonata verso una sua amica. L'analisi dei tabulati e delle celle telefoniche potrebbe portare nuovi importanti sviluppi. Il processo è stato rinviato al prossimo 24 maggio, quando in aula arriverà il consulente dei Ris. In quella data non è escluso che l'intero dibattimento venga ripreso delle telecamere della trasmissione "Un giorno in Pretura". In apertura del processo, infatti, è giunta una specifica richiesta, accolta da giudici e avvocati.
Nella foto: l'imputato Alessandro Calvia nell'aula della Corte d'Assise di Sassari
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