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Red 25 giugno 2012
Maxi-frode fiscale da 43 milioni
Denunciato il titolare di una società cagliaritana che opera nel settore della carpenteria metallica, resasi responsabile di una maxi-evasione fiscale per oltre 43 milioni di euro


CAGLIARI - Il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Cagliari ha portato a termine una complessa e articolata attività di polizia economico-finanziaria nei confronti di un’impresa cagliaritana operante nel settore della carpenteria metallica, resasi responsabile di una maxi-evasione fiscale per oltre 43 milioni di euro (ai fini delle II.DD., dell’Iva, nonché di un indebito utilizzo di crediti d’imposta inesistenti per oltre 16 milioni di euro).

Il titolare dell’impresa, M.R. di anni 68, è stato denunciato alla Procura della Repubblica di Cagliari, che coordina le indagini, per numerosi reati in materia penale-tributaria e contributiva (dichiarazione infedele ex art. 4 D. Lgs. 74/2000, omesso versamento di ritenute ex art. 10 – bis D.Lgs. 74/2000, omesso versamento di IVA ex art 10 – ter D. Lgs. 74/2000, indebite compensazioni ex art 10 – quater D. Lgs. 74/2000, omesso versamento di ritenute previdenziali ed assistenziali ex art. 2 – comma 1 – bis D.L. 463/83).

L’inchiesta è partita nel corso del 2010, quando i Finanzieri, a seguito di una mirata attività preliminare di intelligence voluta dal Comando Regionale e da quello Provinciale nei confronti delle “imprese in perdita sistematica” (soggetti economici che dichiarano sistematicamente perdite civilistiche e fiscali, con conseguenti riflessi negativi sui conseguenti obblighi di dichiarazione e versamento delle imposte), hanno individuato un’azienda sospetta di evasione fiscale e ne iniziavano la verifica dei conti e dei bilanci.

Le complessive attività di polizia economico – finanziaria si sono poi sviluppate attraverso l’esecuzione di 4 verifiche. Dall’analisi dei bilanci e della documentazione fiscale, nonché dai numerosi approfondimenti e dai riscontri costantemente eseguiti nel corso delle attività ispettive sarebbero emerse una serie di criticità non solo sull’impresa sottoposta a controllo, ma anche nei confronti della posizione del titolare e della coniuge. A fronte di rilevanti perdite dichiarate in tutti gli anni d’imposta sottoposti a controllo (dal 2005 al 2010) le Fiamme Gialle hanno infatti rilevato un depauperamento del patrimonio aziendale perpetrato attraverso un “flusso emorragico” di risorse finanziarie in uscita dai conti dell’impresa a titolo di prelevamenti da parte del titolare della stessa.

Venivano pertanto esperiti approfonditi accertamenti bancari sui numerosi conti correnti (54) nonché sui conti titoli (16) riconducibili tanto all’impresa quanto al titolare ed alla coniuge che hanno consentito di portare alla luce un complesso sistema di “artifici” attraverso i quali, sulla base di una falsa rappresentazione reddituale, peraltro riverberata dall’inattendibilità dell’impianto contabile, il titolare dell’impresa aveva “travasato” ingenti disponibilità finanziarie sui propri conti correnti bancari.

A tale constatazione si è aggiunto anche l’accertamento di ulteriori, insidiose condotte fraudolente poste in essere con l’intento di simulare la disponibilità di ingenti crediti fiscali, poi dimostratisi assolutamente inesistenti, sistematicamente utilizzati per compensare indebitamente tutte le imposte ed i contributi dovuti, con un elevatissimo danno per le casse dell’Erario e degli Enti previdenziali.

Infatti, il sistematico e certosino riscontro di tutte le compensazioni di imposte e contributi effettuato dall’impresa verificata mediante ben 696 modelli di versamento F24, avrebbe evidenziato all’occhio esperto dei Finanzieri, ancora una volta, l’esistenza di un intento criminoso e specifico connesso alla pressoché totale assenza di versamenti a titolo di imposte e contributi negli anni oggetto di ispezione che, avuto riguardo all’entità dei crediti fittiziamente vantati ma inesistenti, ha reso evidente l’impatto devastante causato in termini di mancato gettito nelle casse dello Stato.

Inoltre, i meticolosi controlli operati anche al di fuori dei confini della Sardegna hanno consentito di individuare la presenza di una rilevante unità operativa aziendale ubicata in Emilia Romagna (nel Ferrarese), che, tra l’altro, era stata taciuta al Fisco e occultata per “annacquare” le potenzialità reddituali dell’impresa agli effetti degli “studi di settore”. Anche quest'ultimo riscontro ha evidenziato l’esistenza di un intento fraudolento di evadere le imposte, perseguito mediante la delocalizzazione territoriale delle attività d’impresa rispetto al luogo di ubicazione della sede amministrativa della società, tale da sottendere, in modo inequivocabile, la precostituzione di un artifizio finalizzato a rendere difficoltosa l’azione ispettiva dell’erario.
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