Sbarca nell´Isola - in prima regionale a Sassari - la divertente pièce che contrappone la raffinatezza e spregiudicatezza della città alla rozza vitalità e esplicita sensualità del mondo contadino
SASSARI - Si apre il sipario su “M'Illumino di Prosa” - la Stagione 2012-2013 del CeDAC a Sassari: sarà la sapida comicità di “Moscheta”, celebre commedia di Angelo Beolco detto il Ruzante interpretata da Tullio Solenghi e Maurizio Lastrico per la regia di Marco Sciaccaluga a inaugurare martedì 13 novembre alle 21 (in replica mercoledì 14 novembre, sempre alle 21) al Teatro Verdi il ricco cartellone che spazia dai grandi classici alla drammaturgia contemporanea fino alla magia del teatro-circo. Sbarca nell'Isola - in prima regionale a Sassari - la divertente pièce che contrappone la raffinatezza e spregiudicatezza della città alla rozza vitalità e esplicita sensualità del mondo contadino, in una trama di seduzioni, tradimenti e inganni: nel gioco delle passioni, spicca la figura della Betìa, sposa di Ruzante, alle prese con antichi e nuovi spasimanti e i sospetti e la gelosia del marito e sullo sfondo il vivace affresco di un'Italia cinquecentesca, tra guerre e carestie.
Fulcro di uno strano triangolo erotico, la donna è costretta a destreggiarsi tra le avances di un antico amante, Menato, che respinto insinua nel di lei consorte dubbi sulla fedeltà femminile, nella speranza di profittare del diverbio, e lo stratagemma di Ruzante che cerca di affascinarla con le buone maniere, fingendosi un altro e parlando la fiorita lingua “moscheta”, per coglierla in fallo; ed è a sua volta tentata dal fascino virile di un uomo d'armi. Nel fortunato allestimento del Teatro Stabile di Genova ora in tournée Tullio Solenghi interpreta Ruzante, rude ma astuto contadino, alter ego e “maschera” inventata dall'autore, mentre il rivale, l'infido Menato ha il volto di Maurizio Lastrico: due talenti comici, il fondatore del famoso Trio (con Massimo Lopez e Anna Marchesini) che ha rivoluzionato le forme dell'intrattenimento televisivo e l'attore e cabarettista di Zelig, si confrontano con un testo classico e insieme modernissimo per i temi trattati, dai disastri della guerra alla dura vita dei contadini, fino alla rappresentazione diretta e senza eufemismi della potenza dell'eros.
Arguta e provocatoria, l'arte di Ruzante mescola divertimento popolare e sottile ironia, tra spunti di satira sociale e l'evidente simpatia verso gli strati più umili, e i raffinati riferimenti alla temperie culturale del suo tempo, con una vera rivoluzione linguistica: in “Moscheta” il volgare padovano, lingua del popolo e dei contadini si contrappone all'ingannevole e forbito linguaggio della città. Vis comica e capacità istrionica degli interpreti - accanto a Solenghi e Lastrico, Barbara Moselli è Betìa e Enzo Paci il soldato Tonin - rendono questa commedia scritta nella prima metà del Cinquecento ancora estremamente godibile e sorprendentemente attuale - non solo nelle allusioni a una libera sessualità, ma anche negli elementi di critica sociale, dagli abusi e l'arroganza della ricchezza e del potere, all'amarezza e il conseguente imbarbarimento dato dalla miseria morale e materiale.
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