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A.B.
9 marzo 2013
«Carceri, Regione complice dello sbando»
Le Acli isolane puntano il dito contro la Regione Sardegna che, secondo loro, si starebbe «facendo complice della grave situazione delle carceri bloccando ancora le politiche sociali di propria competenza in favore dei detenuti»

CAGLIARI - «La Regione Sardegna si sta facendo complice della grave situazione delle carceri bloccando ancora le politiche sociali di propria competenza in favore dei detenuti». Ad avanzare quest’accusa sono le Acli sarde, che sottolineano come «nonostante la condanna della Corte Europea all’Italia per violazione dei diritti dei detenuti e gli appelli del Presidente Napolitano affinché le forze politiche definissero scelte in grado di migliorare la condizione dei detenuti stipati in carceri troppo piene, in Sardegna nulla si è mosso per ripristinare le politiche di competenza regionale».
«Sono fermi gli interventi previsti dalla Legge sui Servizi alla Persona a tutela di un livello essenziale di prestazione sociale – proseguono i rappresentanti delle Acli - e non è mai stata finanziata la legge pensata ad hoc nel 2011 per il raccordo tra strutture del Ministero della Giustizia e Misure alternative. Molte strutture rischiano la chiusura e le forze politiche non sembrano interessate alle vicende di persone ultime tra gli ultimi».
«Le Acli sarde chiedono un intervento immediato in grado di ripristinare i servizi e recuperare il lavoro svolto da operatori e volontari che fino al 2010 avevano animato un progetto regionale innovativo, che può ancora crescere abbattendo costi e recidiva, anche perché nonostante il disinteresse della politica quegli operatori hanno proseguito il loro lavoro. Le Acli – concludono - invitano l’assessore alla Sanità e Assistenza sociale a sposare la vicenda consentendone una celere definizione con opportuni provvedimenti».
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