Per gli avvocati Satta e Mattana, Alessandro Calvia non ha ucciso Orsola Serra il 23 ottobre 2011. Circa quattro ore l´arringa difensiva in Corte d´Assise, si replica lunedì. Martedì la sentenza
SASSARI - Parola alla difesa nella giornata di venerdì in Corte d'Assise, per il processo che vede unico imputato per l'omicidio dell'insegnante 50enne Orsola Serra, l'algherese Alessandro Calvia, 43 anni. Per l'avvocato Mattana, che in aula ha ricostruito pezzo per pezzo le indagini, non ci sono dubbi: all'ora della morte Calvia ha un alibi. L'insegnante, infatti, sarebbe morta diverse ore dopo le 19.30 (orario indicato dall'accusa) - come dimostrato dalla perizia chiesta dalla Corte a Sabino Pelosi, responsabile dell'Istituto di Medicina Legale di Modena.
Tanti i dubbi e le carenze sollevati in aula per replicare alla richiesta di
ergastolo da parte del Pubblico Ministero: la mancata raccolta delle impronte digitali, la mancata analisi degli oggetti presenti nella casa e la mancata applicazione dei sigilli davanti alla porta d'ingresso dell'appartamento. Danilo Mattana insiste anche sul mancato coinvolgimento nelle indagini dell'ex fidanzato della vittima, Pietro Moretti, rivelando perfino il contenuto di una telefonata che l'ex moglie avrebbe effettuato qualche giorno dopo l'omicidio di Orsola Serra a un poliziotto: «mio marito vuole uccidermi, minacciando di mettermi una corda al collo».
Lunedì prossimo chiuderà la difesa l'avvocato Nicola Satta. Sarà lui a trarre le conclusioni in attesa della sentenza prevista per la giornata di martedì. Nell'aula dell'Assise, all'inizio del processo aveva preso la parola anche il legale di parte civile, l'avvocato Pietro Piras, che ha ricordato «come Orsola sia stata uccisa dall'uomo che amava e che poi in modo vile la aveva strangolata».
Nella foto: Alessandro Calvia in Corte d'Assise a Sassari
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