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Stefano Idili
8 luglio 2005
Attentato a Londra, le parole di un emigrato algherese residente nella capitale britannica
Come confermato dalle immagini televisive che durante tutta la giornata di ieri sono state ininterrottamente trasmesse dai canali satellitari, il popolo inglese non si è lasciato travolgere dallo sconforto

ALGHERO - «Mi trovavo già al lavoro quando c’è stato quello spaventoso attacco in città e immediatamente dopo le 10.00, ora locale, c’è stato intimato dalle autorità di non muoverci dal luogo in cui ci trovavamo». Queste le parole di Enrico, un giovane che da anni risiede e lavora a Londra, e che attualmente è occupato come manager in un negozio di abbigliamento nell’elegante e centalissima zona di Chelsea. «Oramai vivo qui da quasi dieci anni e questo che abbiamo dovuto subire è veramente inumano», la capitale britannica era nel mirino dei terroristi di Al Queda da almeno tre anni e spesso nella città si sono tenute dell’esercitazione preventive contro gli attacchi terroristici, però «nonostante qui si parlasse spesso di un possibile attentato vedere questa distruzione ha colpito tutti, indistintamente». Ma come confermato dalle immagini televisive che durante tutta la giornata di ieri sono state ininterrottamente trasmesse dai canali satellitari, il popolo inglese non si è lasciato travolgere dallo sconforto. Da subito si è potuto notare in quei visi, anche martoriati dall’esplosioni, una forza d’animo e una voglia di reagire incredibili. Come a comunicare agli attentatori un segnale forte. «Si è vero gli inglesi sono incredibili in questo, dopo lo shock iniziale si è subito cercato di rimettersi in moto, di non darsi per vinti – conclude l’algherese - dopo essere stati fino alle 17.00 bloccati in negozio abbiamo potuto avviarci verso casa, a piedi ovviamente, visto che né i mezzi pubblici né i taxi erano operativi». Dunque, nonostante il male subito e l’odio nei confronti di chi commesso il gesto, Londra sembra già pronta a ritornare alla consueta normalità, distaccata, efficiente e senza rimuginare troppo sull’accaduto. La città si rimette in moto, pronta a lasciarsi alle spalle il tragico evento, ma con la consapevolezza che, seppur lontano dai campi di battaglia, i riverberi della guerra in Medioriente non sono poi così lontani.
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