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Luigi Coppola 5 agosto 2005
Ad Alghero la “bisbetica” secondo Solenghi
Gran successo per la prima della trilogia skakespeariana promossa da CEDAC. Con Tullio Solenghi, al debutto teatrale sull’isola, la produzione Compagnia Lavia, per la regia di Matteo Marasco, inaugura al Festivalguer la tournee sarda de “La bisbetica domata”. Una “molto divertente commedia”, secondo la definizione dell’autore, interpretata da una compagnia di soli uomini, per la scenografia di Carmelo Giammello e le musiche di Andrea Niccolini. Le repliche venerdì 5 e sabato 6 al Teatro Romano di Nora per “Le Notti dei Poeti”


ALGHERO - Il povero ubriacone Sly, si addormenta sulla scena, a causa di una sacrosanta sbornia. Dell’alticcio sonno ne profitta una compagnia d’amici e attori, pronti a giocargli uno scherzo. Al risveglio faranno credere a Sly, d’essere un ricco e potente signore, il nobile Petrucchio. Una sorta di sogno ad occhi aperti, dove il burlato diverrà burlatore, riuscendo ad imprimere il proprio desiderio erotico, dominando la bisbetica Caterina. Va in scena giovedì notte nella prima calura agostana, la prosa Festivalguer al Forte della Maddalenetta. Sul palco il tomo di William Sakespeare, ne “La Bisbetica Domata”, prima delle tre repliche sarde, allestite da CEDAC Sardegna. L’opera, prodotta dalla Produzione Compagnia Lavia, per la traduzione di Masolino D’amico e la regia di Matteo Tarasco, ha debuttato in prima nazionale lo scorso 13 luglio al Teatro Romano di Verona. Da allora, una tournee nazionale che consegue calorosi consensi di pubblico e forte interesse della critica. Difficile azzardare previsioni contrarie, a prescindere dal calibro dell’autore inglese, nell’incontro con il suo duplice protagonista, Sly-Petrucchio, recitato da Tullio Solenghi. In ottima forma fisica che certamente non rivela i 57 anni, l’attore genovese ci ospita con tutto il cast, nell’ora che precede il suo battesimo sardo come protagonista di scena. Gli chiediamo: - A parte le ultime apparizioni a Striscia, è un po’ di tempo che manca dalla televisione che pure le ha riservato importanti soddisfazioni. L’amore per il teatro è più gratificante o la Tv di questi tempi non lascia spazi ad intrattenimenti di qualità? – “…Le due cose insieme. Sono nato attore di teatro e sento di tornare al teatro che è nel mio dna. Anche durante i successi col trio, non ho disdegnato di tornare al teatro. Le tentazioni televisive sono molto inferiori. Non richiedono molto prestazioni da attore. Cercano intrattenitori o persone che si vanno a raccontare nei real tv. Tutte cose che non mi interessano e non sono il mio mestiere…” . - Rimanendo nel mondo televisivo, ritiene che l’avvento del nuovo mercato, distribuito fra satellitare e digitale terrestre, faciliti in qualche modo nicchie di programmazione alternative alle varie fiction, reality show quiz e televendite. Il telespettatore sarà davvero autonomo col telecomando, anche quando non economicamente in condizione di scegliere fra le varie pay tv disponibili? “…Proprio oggi Veltroni, in un intervista sul Corriere, auspica il diffondersi di canali tematici, affinché una sfaccettatura maggiore nella gamma dei canali culturali, possa seguire meglio anche il teatro. Non programmi che siano riprese televisive delle commedie, una vera mortificazione per chi fa teatro. Penso a dei back stage che illustrino le finalità della recitazione. Un ‘dietro le quinte’ che approfondisca il mestiere dell’attore di teatro. Questo potrebbe essere un buon esempio di tv alternativa…” – Secondo lei, il giovane aspirante attore, potenzialmente capace, una volta formatosi nelle varie appropriate scuole di recitazione, quante possibilità ha di calcare la scena, interpretando i classici, Goldoni, Pirandello o Skakespeare e cosi via, in un panorama culturale che fatica sempre più nella proposta di cose valide e nel traino della gente al teatro? “…Rispetto al 1970, quando iniziai (un’enormità di tempo fa), ci sono più possibilità ma meno continuità lavorativa. Tra i media e le varie forme di spettacolo, la gamma è ampia. Si assiste sempre più al fenomeno del personaggio che dura una settimana, un’ora. Si deve riuscire a coniugare bravura e continuità. Il mestiere è durare, dieci, venti, trenta anni, quella è l’impresa, il compito dell’attore…”. Lui c’è riuscito in pieno. La felice notte d’Alghero, lo conferma in un successo oltre le previsioni. I vivaci costumi di Andrea Viotti, hanno esaltato la rappresentazione dei 12 attori in scena. Bravissimi tutti. La verve e la mimica del bizzarro Petrucchio (Solenghi) ha domato l’arcigna, bisbetica Caterina (superbo Francesco Bonomo) ed un pubblico che ha risposto esemplare. In fila al botteghino dalle 17.00, per assicurarsi l’ultimo tagliando disponibile, i 500 della Madalenetta hanno ringraziato con i tre minuti finali di scroscianti applausi: il pane più dolce e gratificante per l’attore del nobile Teatro. Si replica questa sera e domani, 6 agosto: Le Notti dei Poeti al Teatro Romano di Nora

Nella foto: Tullio Solenghi
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