Lo spettacolo, tratto dall’omonimo e discusso romanzo di Giorgio Manganelli, propone una sorta di discesa agli inferi, ubicati, apparentemente, in un luogo che sembra essere nelle viscere stesse dell’essere umano
ALGHERO - Qualcosa di dantesco, con accenni al miglior surrealismo, da quello primordiale di Bosch per arrivare alle follie “visceraloidi” di Dalì, ha animato il debutto teatrale della rassegna “Isole” della Compagnia Teatro d’Inverno, appuntamento di fine agosto con il connubio tra teatro e cinema, ormai giunto alla sesta edizione.
“Dall’Inferno”, coproduzione dell’Associazione Ouroboros con la Compagnia Teatro d’Inverno, tratta dall’omonimo e discusso romanzo di Giorgio Manganelli, è stato il primo appuntamento che giovedì sera ha messo a dura prova le capacità interpretative del pubblico algherese. L’opera propone una sorta di discesa agli inferi, ubicati, apparentemente, in un luogo che sembra essere nelle viscere stesse dell’essere umano. In una frammentazione continua della coscienza, che ormai non è più realmente tale, l’io sonda, in un gioco a incastro, che tiene lo spettatore in una costante “tensione cognitiva”, impossibili strati della propria coscienza.
Sulla scena della trasposizione teatrale, a cura di Cristian Premuselli e per la regia di Marco Boscani, impera l’Io, impersonato dallo stesso Boscani, che pedala nel vuoto, saltando, di volta in volta, da un livello di subconscio all’altro, attraverso degli incontri ravvicinati con le psicosi personali e i vari “umori corporali”, per una resa di ciò che è intangibile, come l’animo umano, attraverso lo stridente contrasto che deriva dall’abbinamento dell’essenza dell’uomo con le sue deiezioni.
«Abbiamo mantenuto il testo di Manganelli e adattato gli scenari, che abbiamo elaborato in maniera specifica per uno spettacolo che è a matrioska.» Così Marco Boscani, che per un’ora e un quarto ha pedalato e invaso gli spalti del teatro all’aperto insieme agli altri attori, che a loro volta, in un concetto di moto continuo, o nella scelta di Manganelli, motilità intestinale, hanno occupato l’intera struttura di Via La Marmora. «Dall’inferno si presta ad una libera interpretazione –ha proseguito il regista/attore– perché nella caduta dell’io nel vuoto dell’incoscienza e dell’inesistenza, la coscienza affronta l’aporia che deriva dalla cessazione della sua funzione da un lato, dall’altro sperimenta la totale supremazia e potenza che scaturisce dalla sua stessa implosione». Quasi come se l’annullamento dell’io fosse al contempo la sua liberazione, che secondo Manganelli è rappresentata da animali alati, come un fantastico, ma minaccioso, serpente alato che risiede, per il richiamo alle forme tubolari dell’intestino, nelle viscere di un io che, però, non ha più corpo, e che viaggia all’interno di un inferno che “non ha la consapevolezza di sé”.
Lo spettacolo, molto articolato e ricco di proposte interpretative, andrà in scena il prossimo otto settembre nell’ambito della manifestazione “Sassari Estate”. Poi sarà la volta dell’importante appuntamento con la XII edizione del circuito teatrale “Le Vie dei Festival”, in programma a Roma dal 23 al 25 settembre.
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