Scene di solidarietà in tutta l´isola martoriata dall´alluvione. Da Alghero l´ultimo gruppo spontaneo è partito domenica. Risposta positiva anche all´appello della redazione: raccolti 400 pasti caldi e decine di pacchi di biancheria
OLBIA – Dell’alluvione che ha messo in ginocchio la Sardegna si ricorderanno i volti dei 16 morti (un allevatore è ancora disperso) e di chi si è salvato tra le case e le attività messe sotto sopra, l’acqua che come un fiume ha invaso piazze e strade, spazzato mezzi e ingoiato greggi tra le campagne. Ma non si dimenticheranno nemmeno le scene di una catena umana, quella della solidarietà, che si è stretta attorno ai luoghi del disastro: dalla Gallura all’Ogliastra, dal Nuorese al Medio Campidano.
Da quel 18 novembre non solo le forze dell’ordine e della sicurezza ma amici, vicini di casa, o di città e provincia, hanno preso in mano pale e infilato stivali per far riemergere interi quartieri dal fango. Si sono occupati delle emergenze sanitarie come di quelle umanitarie: un pasto caldo, un sorriso e un messaggio di vicinanza che ha unito il popolo sardo. Forse più di qualsiasi aspettativa. Anche Alghero ha risposto con i mezzi di supporto specializzati, e con gruppi di tanti giovani che si sono formati spontaneamente e sono andati a dare una mano. L'ultimo ha lavorato nel capoluogo gallurese.
Anche l’appello di
Alguer.it – sostenuto anche da
Catalan Tv – ha permesso di portare ad Olbia 400 pasti caldi per la domenica (quelli richiesti dall'organizzazione olbiese). Hanno aderito dieci tra ristoranti, rosticcerie e panifici che hanno preparato una varietà di piatti, compreso i dolci e la frutta. Tra loro anche qualche privato, una ditta che ha messo a disposizione un furgone, due mercerie che hanno regalato decine di pacchi di merce ancora con l’etichetta. E cinque volontari che hanno portato merce e viveri all'associazione Guardian Angels. Tutti a ringraziarci per l’iniziativa, ma siamo noi a ringraziare loro.
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