Il Teatro Stabile di Sardegna al debutto algherese nella XXVIa rassegna di prosa Cedac. Al Teatro Civico si chiude fra gli applausi la tournee sarda che ha toccato cinque centri dell’isola. In primavera repliche a Cagliari e Sassari
ALGHERO - «...Pirandello scrisse queste cose nel ´17 e già allora conosceva bene queste cose. Era un gran conoscitore del genere umano...». Sorridente e gratificato da un bel successo (tutto esaurito il Teatro Civico, in ogni ordine di posti), Enzo Vetrano saluta al termine della sua esibizione a pochi minuti dalla mezzanotte, quando a luci spente i tecnici hanno già smontato le scene e caricato il mezzo pronto a partire. Una sintesi malinconica e agrodolce, convergente con il crudo realismo Pirandelliano che stronca tout court ogni genere di convenzioni e perbenismi di facciata. Aggiunge, a conclusione di una bella trasferta in Sardegna che ha toccato anche altri centri (Oristano, Carbonia, Lanusei e San Lorenzo): «...Avete davvero un bel teatro ad Alghero, complimenti è proprio bello...». L´Uomo, la Bestia e la Virtù di Luigi Pirandello, seconda commedia della rassegna algherese di prosa, ventiseiesima, targata Cedac, è una produzione Teatro Stabile di Sardegna / Diablogues. «...E´ andata benissimo ovunque: in Romagna, Veneto...ora ci fermiamo con Alghero. In primavera torneremo a Sassari (al Verdi il 27 e 28 marzo) e Cagliari (in aprile ndr) al Teatro Alfieri..», commenta Francesco Pennacchia, nel doppio ruolo in scena di scolaro e marinaio. La piece in due atti nasce da una novella, “Richiamo all´obbligo” e si sviluppa nelle vesti di personaggi - animali immaginati e descritti come maschere grottesche. Lo spettacolo vive in un format scenico, contenuto in un ampio armadio a sei ante, illuminato variamente nelle tinte, dalle luci di Maurizio Viani. L´arguto e fine professor Paolino (Enzo Vetrano) frequenta assiduamente (è l´insegnante privato del viziatissimo figlio Nonò, Stefano Randisi), la casa della virtuosa signora Perella. Questa trascurata e vessata dal sempre assente consorte, capitano di lungo corso, comandante del vapore Segesta (decisiva interpretazione di Giovanni Moschella), consolata dalle affettuose premure del dotto docente, è sconvolta per la scoperta dell´imprevista quanto scandalosa gravidanza. Il rimedio studiato dalla complessa mente di Paolino, consiste nel "favorire" l´improbabile incontro del bestiale navigante alla sua sfortunata moglie durante l´unica notte di permanenza in casa, per regolare la paternità formale del nascituro. Il pezzo forte del primo atto consiste proprio nella sviscerata analisi della questione, posta da Paolino al suo amico, confidente medico, dott. Nino Pulejo. Il duetto con quest´ultimo, un brillante Antonio Lo Presti, ritrae un bellissimo spaccato d’ossimoro pirandelliano. Un contorto panegirico, l´arringa di Paolino, fitta d’evasive allusioni e discettazioni filologiche, costruite per attenuare la gravità del danno, giustificare la propria condotta con l’amata fedifraga e sancire la meritata condotta al truce coniuge, renitente ai propri doveri nel talamo coniugale. Il secondo atto cresce nella mutazione comica dei protagonisti. L’Uomo Paolino, nell’evoluzione della trappola (l’assunzione di una torta “corretta”, durante la cena comune in casa Perella), trama con la concubina. Goffa in un travestimento seducente che la rende ancor più ridicola agli occhi furenti del Capitano, induce al suo professore, connotazioni psicologiche da bestia. Dopo la notte-salvezza, l’animalesco tradito, ammansirà i suoi usi, avvicinandoli all’Uomo. Nel mezzo la donna, nel bene come nel male tempio di beltà e virtù. Si chiudono le ante impazzite nell’arsenale delle apparizioni: l’armadio incubatore a sei stanze, ideato da Marc’Antonio Brandolini. Cala la quiete e il sipario. Si ripetono le passerelle degli attori. Bravi tutti: dal “piccolo” Nonò, Stefano Randisi ad Ester Cucinotti, Margherita Smedile, Giuliano Brunazzi oltre i già citati. Cresce l’ovazione d’applausi con i loggionisti in piedi. Un’altra gran serata di Teatro per Alghero.
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