È questa la realtà che alcuni olbiesi vorrebbero abitare, quella cioè in cui cittadini e popoli stranieri vivono perfettamente integrati in città, lontano dal degrado dei tipici campi nomadi
OLBIA - Case umide e malsane, impianti fognari non a norma di legge ed abitazioni come cisterne colme d’acqua. È questa la situazione del campo nomadi di Olbia, descritta e denunciata da un gruppo di cittadini anonimi, stanchi di osservare la drammatica realtà che da anni caratterizza la vita della comunità rom in città. Tutto ciò nonostante le numerose promesse del Comune fatte al popolo ospitato, come quella di assegnare loro dimore idonee alle diverse esigenze - «sono presenti alcune persone con patologie invalidanti, che da tempo aspettano di ricevere dall’amministrazione comunale la giusta considerazione e i servizi adeguati alle loro esigenze come tutti i cittadini olbiesi» - o ancora quella di realizzare un’area di lavoro.
Ma ad oggi, dicono i cittadini sensibili al problema, niente di tutto ciò è stato fatto, anzi pare che negli anni i rom siano stati spostati da un campo nomadi abusivo, collocato nei pressi dell’aeroporto di Olbia, ad un altro autorizzato dal Comune, ma non a norma di legge, non migliorando dunque la loro condizione. Al contrario, arrecandogli in tal modo l'ulteriore danno del mancato rilascio di documenti importanti in quanto residenti in case inagibili. Tutte promesse non mantenute dunque che hanno spinto gli olbiesi a pensare che siano state fatte solo per «attuare una politica di assistenzialismo utile a coltivare un bacino di voti pronti da indirizzare dal politico di turno alle prime elezioni possibili». E i loro dubbi sugli amministratori della città si intensificano ripensando al denaro che è gravitato negli anni per la gestione del campo nomadi nei tavoli di contabili, amministratori e politici del Comune. Ragione questa che li spinge a chiedere l’apertura di un’indagine sulle modalità di spesa dell'amministrazione comunale e di gestione della Cooperativa Oltras Service.
A tutti coloro poi che ritenessero inappropriato il sopraggiungere del problema, in un periodo come quello attuale, denso di criticità maggiori, come ad esempio quella di porre rimedio ai disastri dell’alluvione, gli olbiesi saranno pronti a rispondere: «molti nomadi hanno aiutato a liberare case e cantine durante i drammatici giorni dell’alluvione; ora ci si augura che sia il Comune a fare qualcosa per loro, lavorando per esempio per attuare una perfetta integrazione nel tessuto urbano dei rom, come frutto di una politica di integrazione sociale vincente».
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