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Pierpaola Pisanu 2 febbraio 2006
Falso in atto pubblico: seconda richiesta di rinvio a giudizio per Giorico e Loi
Seconda richiesta di rinvio a giudizio per l’amministratore della Sofingi Riccardo Giorico e per l’ex dirigente comunale Franco Loi. I due sono indagati per falso in atto pubblico nell’ulteriore inchiesta giudiziaria che pende sul fosso di via Cagliari


ALGHERO - Seconda richiesta di rinvio a giudizio per l’amministratore della Sofingi Riccardo Giorico e per l’ex dirigente comunale Franco Loi. I due sono indagati per falso in atto pubblico nell’ulteriore inchiesta giudiziaria che pende sul fosso di via Cagliari. Il secondo fascicolo aperto dalla Magistratura riguarda la difformità tra il progetto vincitore dell’appalto per la riqualificazione dell’area ex Giordo e l’elaborato che invece è stato licenziato dalla commissione edilizia. Quest’ultimo infatti prevede a differenza del progetto che aveva partecipato alla pubblica asta, una fascia di mansarde, contestate anche nella prima inchiesta, in quanto i metri cubi in eccedenza vanno oltre i limiti consentiti dal piano particolareggiato del centro storico. Anche questa prima indagine, scattata a seguito di un esposto dei consiglieri comunali di opposizione, è confluita in una richiesta di rinvio a giudizio per abuso in atti d’ufficio nei confronti di Loi e Giorico, su cui i giudici saranno chiamati ad esprimersi nell’udienza fissata in calendario per il prossimo 2 marzo. Se questi dovessero ravvisare sufficienti elementi, l’ex funzionario comunale e il costruttore algherese dall’attuale situazione di indagati si ritroverebbero imputati nel processo che ne scaturirebbe. Se appare più preoccupato per l’esito della prima inchiesta relativa alle cubature eccedenti alle previsioni degli strumenti urbanistici, l’amministratore della Sofingi, è certo che verrà archiviata l’altra accusa, quella di falso in atto pubblico. «Non credo che gli avvocati avranno difficoltà a smontarla – ha commentato questa mattina Riccardo Giorico – l’abbiamo dichiarato per iscritto nel contratto che il progetto passato in commissione edilizia era diverso dal precedente che era solo un progetto di massima da migliorare. Quindi non c’è nessun falso, né alcun tentativo di inganno». La tesi difensiva dell’imprenditore sostenuto dall’avvocato Agostinangelo Marras punta a dimostrare la legittimità della possibilità indicata dall’impresa, di perfezionare l’elaborato che in prima battuta, cioè in fase di gara, è stato redatto sommariamente riservandosi però di migliorarlo dichiarando fin da subito l’intenzione di trasformare i sottotetti in mansarde abitabili.

Nella foto il cantiere della Sofingi
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