Carlo Sechi per la prima volta parla in tribunale nel processo che vede a giudizio numerosi amministratori del Comune di Alghero. E´ arrivato il suo momento e senza mezzi termini parla di «denunce presentate in una logica di scontro politico e di criminalizzazione» della sua persona
SASSARI - Carlo Sechi per la prima volta parla in tribunale nel processo che vede a giudizio numerosi amministratori del Comune di Alghero degli anni a cavallo tra il 1994 e il ’98. L’ex sindaco di Alghero, rispondendo alle domande dei suoi avvocati, Claudio Montalto e Nicola Satta e a quelle del pm Gianni Caria, difende con forza il suo operato. «Scelte amministrative trasparenti che continuo a considerare lecite e valide». Il consigliere comunale di Alghero Viva è un fiume in piena, dopo otto anni di «insinuazioni e pettegolezzi» è arrivato il suo momento e senza mezzi termini parla di «denunce presentate in una logica di scontro politico e di criminalizzazione» della sua persona. Oltre tre ore di interrogatorio. Sechi racconta della pratica per l’agriturismo a Monte Ricciu, «una scelta giusta e corretta» in linea con la programmazione urbanistica. «Con tutto il terreno a disposizione i proprietari avevano potenzialmente un milione di metri cubi edificabili invece presentarono solo domanda di ristrutturazione degli stabili esistenti» spiega l’ex sindaco che continua a considerare «un sopruso» la bocciatura di quel progetto che «avrebbe evitato l’eccesiva parcellizzazione del territorio». Carlo Sechi si riferisce alla cronaca di questi giorni relativa alla presunta lottizzazione abusiva. E ancora parla della vicenda a Calabona. «L’amministrazione avrebbe fatto un ottimo affare senza la necessità di espropriare terreni per la realizzazione di una strada che ancora oggi non è stata realizzata». Anche per quanto concerne il filone d’inchiesta legato all’ex comandante dei vigili urbani, trasferito ad altro incarico, Sechi non ha un minimo di esitazione. «Bruno Lullia non aveva i titoli per assumere quell’incarco». L’ex sindaco si toglie un altro sassolino dalla scarpa. «Ciascuno nella vita può ambire a ciò che vuole. Anche io, per esempio, aspiravo alla carica di deputato o di consigliere regionale e non ho potuto realizzare il mio sogno perché grazie a questa vicenda sono stato rinviato a giudizio».
Nella foto Carlo Sechi
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