Scoperte dalla Compagnia della Guardia di Finanza di Sassari oltre 40 milioni di fatture false. Denunciati tre imprenditori per frode fiscale
SASSARI - Conclusa nei giorni scorsi una complessa ed articolata indagine di polizia giudiziaria nel settore delle frodi fiscali. L’attività investigativa, partita a conclusione di una difficile verifica fiscale, e proseguita con l’analisi dei conti correnti delle società coinvolte, ha permesso di scoprire l’esistenza di gravi e numerose violazioni alla normativa tributaria. Sotto la direzione del Sostituto Procuratore della Repubblica, Dott. Fiori Stefano, è stato possibile ricostruire l’operato di un’associazione a delinquere sardo-bresciana, finalizzata alla evasione fiscale e al riciclaggio di denaro sporco. Il “modus operandi”, utilizzato dai principali responsabili, due imprenditori sardi e uno bresciano, ricostruito dopo oltre 10 mesi d’indagine, è consistito in sintesi nella creazione di una società sarda, c.d. “cartiera”, che pur priva di ogni tipo di struttura organizzativa, (la stessa sede è risultata una casella postale) è riuscita a fatturare, nel periodo compreso tra il 2002 e il 2005, oltre 40 milioni di euro di fatture false; nell’utilizzo di dette fatture da parte di una nota società bresciana, operante nel commercio di materiale plastico, al fine di giustificare fittizie esportazioni verso la Russia, attraverso le quali contabilmente generare costi non spettanti (con conseguente mancato versamento di Iva dovuta all’Erario); nella creazione di “fondi neri” nelle casse della società lombarda per circa 6 milioni e mezzo di euro, (fino ad ora accertati e segnalati); nella predisposizione di una serie di documenti falsi (quietanze di pagamento, cessioni di credito, anticipazioni amministratore e finanziamento soci) per far risultare “contabilmente” gli avvenuti pagamenti a favore della società sarda; nel trasferimento di parte dei predetti fondi neri, su conti correnti esteri intestati in paradisi fiscali. Il tutto realizzato avvalendosi di bonifici bancari, assegni bancari, assegni circolari e prelevamenti allo sportello, a favore di persone appartenenti al sodalizio criminoso. La capillare opera di ricerca e ricostruzione della reale contabilità delle aziende coinvolte, concretizzatasi attraverso l’utilizzo dell’efficace strumento delle indagini bancarie (materia recentemente rinnovata anche alla luce della Legge finanziaria 2006), ha, infatti, consentito di verificare che le somme sottratte illecitamente sono state destinate per scopi prettamente personali e per finalità estranee a quelle aziendali, quali: l’esportazione di valuta all’estero attraverso bonifici bancari su conti correnti di istituti di credito del Liechtenstein, risultati intestati ad una società di comodo con sede nell’Isola di Man (entrambi paesi rientranti nella c.d. “Black List” perché considerati “paradisi bancari e fiscali”). A conclusione dell’intera attività di Polizia Giudiziaria, venivano, quindi, segnalati alla locale Procura della Repubblica, l’amministratore della società sarda e della società bresciana, entrambi di origini turritane e la vera “mente” dell’organizzazione, un professionista nonché socio della azienda lombarda, per associazione a delinquere e frode fiscale. Contestualmente venivano segnalati, per ulteriori sviluppi investigativi, alla Procura della Repubblica di Brescia, competente per territorio, nr. 18 persone. Sarà ora compito della competente Autorità Giudiziaria lombarda, verificare se vi sono state altre attività illecite connesse e il grado di coinvolgimento dei soggetti segnalati. L’operazione “International” s’inquadra in un più ampio contesto investigativo posto in essere negli ultimi anni dalla Guardia di Finanza al fine di contrastare il dilagante fenomeno dell’evasione fiscale e del riciclaggio di denaro sporco, per la cui realizzazione lo strumento delle fatture per operazioni inesistenti rimane il più gettonato. Spesso, infatti, dietro alla fatturazione di operazioni inesistenti, si nascondono proventi frutto di evasione fiscale o di altri illeciti, che servono per finanziare attività apparentemente anche innocue, come le attività sportive di società di calcio o di nuoto, che proprio per la natura essenzialmente non lucrativa facilitano, in ultimo guadagni in nero. Se riconosciuti colpevoli, per i reati compiuti in Sardegna, i responsabili, rischiano una pena da un anno e sei mesi a 6 anni per ogni annualità contestata.
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