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A.B.
14 dicembre 2007
L’Umanesimo al centro della Fondazione Siotto
In programma domani sera, la tavola rotonda intitolata “L’umanesimo plenario, sentiero per il bene comune"

ALGHERO - «Lo sviluppo è il nuovo nome della pace. Le disuguaglianze economiche, sociali e culturali troppo grandi tra i popoli provocano tensioni e discordie, e mettono in pericolo la pace. Combattere la miseria e lottare contro l’ingiustizia, è promuovere, assieme al miglioramento delle condizioni di vita, il progresso umano e spirituale di tutti, e dunque il bene comune dell’umanità». Così Paolo VI, quaranta anni fa, nella lettera enciclica “Populorum Progressio”, si rivolgeva ai cattolici, ai fratelli cristiani e credenti, agli uomini di buona volontà, agli uomini di Stato, agli uomini di pensiero. Un appello-denuncia che, nonostante i quaranta anni trascorsi, ancora oggi denota tutta la drammaticità delle popolazioni che patiscono l’ingiustizia di una iniqua distribuzione dei beni della terra: «I popoli della fame interpellano oggi i popoli dell’opulenza. Ma lo sviluppo non si riduce alla semplice crescita economica. Per essere autentico sviluppo deve essere integrale, il che vuol dire volto alla promozione di ogni uomo e di tutto l’uomo». Paolo VI, citando il grande economista francese del secolo scorso Louis-Joseph Lebret , tiene ad evidenziare che non si può accettare la separazione dell’economico dall’umano perché «Ciò che conta per noi è l’uomo, ogni uomo, ogni gruppo di uomini, fino a comprendere l’umanità tutta intera». A fronte della gravità dei problemi denunciati nella enciclica, non vi è persona che, alla sola lettura, sappia rimanerne insensibile; ma, per la complessità del contesto mondiale cui si rivolge, ci si sente, nel contempo, disarmati ed impotenti; che fare allora? Paolo VI indica una strada nella quale può incamminarsi ciascun uomo, ognuno di noi, indistintamente dal ruolo occupato nella società: «è un umanesimo plenario che bisogna promuovere». Quell’umanesimo che, mentre conduce a migliorare il tenore di vita, sa anche far affiorare quanto c’è di più profondo in ogni persona; un umanesimo cioè aperto all’Assoluto perché, per dirla parafrasando Jean Daniélou, «quello che manca al nostro tempo per trovare il suo equilibrio non sono gli strumenti tecnici, oggi più sviluppati di quanto non lo siano mai stati, ma lo spirito interiore, senza il quale anche il popolo tecnologicamente più avanzato rimane sempre un popolo barbaro». Per approfondire queste tematiche, il Centro Studi “Toniolo” ha organizzato una tavola rotonda che si terrà domani, sabato 15 Dicembre, alle ore 18, nella sede della Fondazione “Siotto”, in Via Marconi-10. Sono previsti gli interventi di Aldo Accardo, docente di Storia contemporanea all’Università di Cagliari, di Mario Nieddu, Dottore in Teologia alla Pontificia Università Lateranense) e dell’onorevole Benito Saba ex sindaco di Sassari, nonché Emerito Consigliere regionale della Sardegna.
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