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Cor 16 dicembre 2024
Campi boa in Consiglio direttivo: preoccupazioni
Earth Gardeners, Italia Nostra, Lipu, Parco NordOvest Sardegna, Punta Giglio Libera Ridiamo Vita al Parco, SardegnAmbiente, Sardenya i Llibertat chiedono immediati chiarimenti alla direzione del Parco di Porto Conte


ALGHERO - «Con viva preoccupazione si apprende che per oggi, lunedì 16 dicembre, il Consiglio direttivo del Parco di Porto Conte è convocato con un solo punto all’ordine del giorno: l’approvazione del Progetto di fattibilità tecnica ed economica relativo ai campi ormeggio nell’Area Marina Protetta (AMP) di Capo Caccia – Isola Piana. Ma su quale progetto di fattibilità si deve deliberare? Di quale nuova proposta si sta discutendo, se le relazioni e gli elaborati progettuali, presentati nel mese di agosto, sono stati ampiamente rimessi in discussione sia nelle premesse sia nelle abnormi ipotesi progettuali, poi in parte dimezzate e in parte ri-condizionate? Il nuovo progetto di fattibilità dovrà innanzitutto attenersi alle severe prescrizioni degli Enti preposti alle valutazioni ambientali, archeologiche e paesaggistiche ma non potrà ignorare le rigorose “Osservazioni” delle Associazioni ambientaliste, le ferme prese di posizione di diversi operatori economici e associazioni categoriali, il mutato orientamento dell’Assemblea del Parco e il netto rifiuto espresso da ampi settori della Comunità locale nei confronti di un intervento che nel recente incontro-dibattito del 6 dicembre è stato definito in gran parte inutile per la protezione della Posidonia, sproporzionato rispetto alle reali necessità, invasivo dal punto di vista paesaggistico, impattante per l’ambiente marino e dannoso per la competitività che alimenterebbe verso il Porto di Alghero». Lo scrivono Earth Gardeners, Italia Nostra, Lipu, Parco NordOvest Sardegna, Punta Giglio Libera Ridiamo Vita al Parco, SardegnAmbiente, Sardenya i Llibertat.

«Ora si viene a sapere che nella recentissima nota dello scorso 9 dicembre il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, nella veste di titolare dell’AMP, ha disposto il tassativo rispetto di una serie di prescrizioni normative riguardanti la gestione degli istituendi campi boe tra le quali: l’ormeggio, ad ogni gavitello dei campi boe/ormeggio, è consentito ad una sola unità da diporto; all’interno dell’area adibita ai campi boe/ormeggio e presso i singoli gavitelli di ormeggio proposti, non è consentita la balneazione o qualsiasi altra attività non in linea con quanto previsto dalle norme di sicurezza marittime vigenti (la sottolineatura è del Ministero); l’inserimento della regolamentazione specifica con le norme di utilizzo dei campi boe proposti, all’interno del Disciplinare attuativo annuale (...), compresa la tabella contenente le tariffe per la fruizione dei campi boe/ormeggio. Appare evidente che nell’ottica del progetto l’istituzione dei campi boe comporterà il conseguente divieto di ancoraggio libero anche in aree i cui fondali non sono caratterizzati dalla presenza della Posidonia oceanica. Se ne deve dedurre che perfino al di fuori dell’AMP non sarà più possibile sostare nelle insenature e nei ridossi occupati dai campi boe, se non ormeggiandosi esclusivamente (con prenotazione e a pagamento, e sempre attenendosi al divieto di balneazione) ai gavitelli disposti dalla Direzione del Parco».

«La pervasività di questi nuovi divieti, veri “espropri di fruibilità”, collegati al varo del progettato regime dei campi boe, non si limita alle disposizioni a mare, ma si sta già estendendo ai comportamenti a terra come dimostrano le prescrizioni dettate dall’Ufficio Circondariale Marittimo di Alghero e Capitaneria di Porto Torres che, in considerazione del fatto che la scogliera di Capo Galera – Cala dell’Olandese “risulta essere un’area non accessibile via terra dai bagnanti”, ha ammesso la prossimità degli ormeggi alla costa, disponendo che lo specchio d’acqua sia interdetto alla balneazione anche da terra e facendo presente fin d’ora che il Parco dovrà richiedere una specifica Ordinanza di sicurezza e “posizionare apposita cartellonistica a terra, in più lingue, per segnalare il divieto”. Ma che necessità c’è di accettare in toto un intervento così inutile e così penalizzante e così pervasivo? E il Parco in quanto Ente Gestore dell’AMP vuol davvero tener conto della Direttiva Habitat che per “qualsiasi piano o progetto non direttamente connesso o necessario alla gestione del sito” dispone (comma 3, art.6) che le autorità preposte diano il loro assenso non solo sulla scorta delle “conclusioni della valutazione di incidenza” ma anche, “se del caso, previo parere dell’opinione pubblica”? Le modifiche conseguenti alle prescrizioni imposte cambiano radicalmente lo scenario ovvero le motivazioni e gli effetti degli interventi prospettati originariamente per cui meriterebbe valutare bene, a questo punto, il rapporto costi-benefici, ambientali e socio-economici anche con un coinvolgimento dell'Assemblea del Parco e della collettività cittadina».
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