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Cor 17:00
Da Oristano all´Università del Mediterraneo
Il Mediterraneo non solo come spazio geografico, ma come infrastruttura culturale, educativa e di relazioni. È questo il filo conduttore del convegno che si è svolto a Oristano, promosso dall’Associazione culturale “Senatore Lucio Abis”, con l’obiettivo di avviare una riflessione concreta sulla nascita di una Università del Mediterraneo e sul ruolo strategico che la Sardegna può svolgere in questo scenario


ORISTANO - Ad aprire i lavori è stato il presidente dell’Associazione, Pietro Arca, che ha richiamato la necessità di superare l’isolamento dell’Isola attraverso la costruzione di un’infrastruttura culturale e formativa capace di attrarre studenti non solo sardi e italiani, ma anche provenienti dai Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Una visione che guarda allo sviluppo economico e sociale, ma anche a quello culturale, nella convinzione – citando Aldo Moro – che non sia l’Europa a stare nel Mediterraneo, bensì che “l’Europa è il Mediterraneo”. Nei saluti istituzionali, il presidente del Consiglio comunale di Oristano, Peppi Puddu, ha portato il saluto del sindaco e dell’Amministrazione comunale, sottolineando l’interesse e il sostegno verso un progetto che non è solo accademico, ma riguarda l’identità della Sardegna come terra storicamente aperta agli scambi. Il Mediterraneo viene così interpretato come ponte e non come barriera, spazio di dialogo e di contaminazione culturale.

Sul valore educativo del Mediterraneo si è soffermata la dirigente dell’Istituto Mossa, Marillina Meloni, che ha descritto il mare nostrum come luogo millenario di incontro tra civiltà, lingue e saperi. In un contesto globale che richiede sempre più competenze interculturali, la formazione assume una valenza strategica. In questo quadro, Oristano e il Consorzio Uno rappresentano un presidio importante, capace di integrare l’offerta delle Università di Cagliari e Sassari con percorsi formativi mirati e legati al tessuto sociale ed economico del territorio. Nel suo intervento, Francesco Bonini, rettore della LUMSA di Roma e vicepresidente della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane, ha inquadrato il tema dell’Università del Mediterraneo all’interno del sistema universitario nazionale e internazionale.

Bonini ha sottolineato “come parlare di Università del Mediterraneo significhi necessariamente ragionare in termini di sistema e di relazioni, ricordando le esperienze di cooperazione avviate con le università del Marocco e del Kazakistan. Un coordinamento complesso, ma coerente con la missione stessa dell’università: incontro, scambio e rapporto. Due, secondo Bonini, “le grandi sfide che attendono il sistema universitario: l’inverno demografico, con la diminuzione dei giovani, e il rapido avanzamento tecnologico. In questo contesto la risorsa umana diventa sempre più rara e preziosa, mentre i mezzi tecnologici offrono opportunità ancora non del tutto esplorate. Da qui la necessità di progettare forme istituzionali nuove, radicate nei territori ma aperte a una visione universale”. Pur nella sua autonomia, l’università non può prescindere dalle relazioni con le istituzioni – Stato, Regioni, enti locali ed Europa – né dalla vocazione storica dei territori. La Sardegna, ha ricordato Bonini, è da tempi protostorici parte integrante delle reti mediterranee, come dimostrano i manufatti sardi rinvenuti a Cipro e Creta. Il Mediterraneo resta oggi uno spazio strategico di confronto tra poteri vecchi e nuovi, e l’università può svolgere un ruolo decisivo come luogo di relazione, mutualità e scambio. Più che nuove strutture di coordinamento, servono esempi concreti di azione, anche piccoli, ma capaci di racchiudere questi valori.”

Il professor Aldo Berlinguer, dell’Università di Cagliari e presidente di Eitalía, ha evidenziato l’impegno già in corso della Regione Sardegna sul fronte della cooperazione mediterranea, «attraverso programmi come Next Med, Interreg, Italia-Francia Marittimo, ForMed e Prima, oltre al lavoro per la macroregione del Mediterraneo occidentale. Iniziative importanti che, secondo Berlinguer, potrebbero essere ulteriormente valorizzate mettendole a sistema e definendo una visione unitaria del ruolo della Sardegna nel Mediterraneo. L’Italia, con i suoi ottomila chilometri di coste, è uno dei principali “azionisti” del mare nostrum, con grandi potenzialità in termini di formazione, ricerca e trasferimento tecnologico». La docente Rosella Zoccheddu, referente per l’orientamento e la mobilità studentesca dell’Istituto Mossa, ha ribadito l’importanza di aprire gli orizzonti degli studenti, superando l’isolamento culturale e geografico. Attraverso visite, open day e iniziative di orientamento, l’obiettivo è stimolare ambizione e consapevolezza, aiutando i giovani a confrontarsi con le competenze richieste in un contesto europeo e mediterraneo, fondato sull’ascolto, sulla conoscenza e sul dialogo tra culture.

Nelle conclusioni, il presidente del Consorzio Uno, Gianvalerio Sanna, ha illustrato alcune azioni concrete già avviate. Tra queste, il coinvolgimento dell’Ordine degli Architetti della provincia di Oristano “per la verifica e il recupero dell’ex Provveditorato agli studi, accanto all’Istituto Mossa, con l’obiettivo di trasformarlo in uno studentato universitario. Un progetto di fattibilità di massima è già stato predisposto e sarà oggetto di confronto con Comune e Provincia”. Sanna ha chiarito che diventare formalmente “Università del Mediterraneo” «non è solo una questione statutaria, ma un percorso da costruire nella sostanza: creare le condizioni perché studenti italiani e stranieri scelgano la Sardegna come luogo di studio e ricerca, trovando qualità formativa, competitività, ospitalità e una visione aperta del mondo. Recuperando anche il pensiero di Grazia Deledda, Sanna ha ribadito “la vocazione dei sardi a essere crocevia di esperienze e popoli, e l’impegno del Consorzio Uno a lavorare per attrarre risorse, costruire reti con le università del Mediterraneo e offrire opportunità formative capaci di contribuire allo sviluppo e all’emancipazione dei territori coinvolti».
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