ALGHERO - «Da cittadino responsabile a imputato politico nel giro di poche ore. È questo il clima che qualcuno vuole costruire ad Alghero. Non è molto gratificante dover discutere di miserie». Enrico Daga si difende dalle accuse che nelle ultime ore gli piovono addosso dalle opposizioni - che ne chiedono una immediata rimozione - attaccando a testa bassa: «Da tempo avverto un livello di accanimento che va ben oltre il normale confronto democratico. Ogni episodio, ogni gesto e perfino momenti della mia vita privata sembrano diventare occasioni per alimentare una campagna permanente di delegittimazione personale.Questo non è il modo di fare politica che conosco. La politica è confronto. È controllo. È critica. Ed è giusto che l’opposizione svolga fino in fondo il proprio ruolo. Ma altra cosa è trasformare ogni episodio in un processo mediatico celebrato prima ancora che i fatti siano accertati. Sono sinceramente preoccupato per questa escalation. Non perché tema il confronto o le critiche. Chi mi conosce sa che non mi sono mai sottratto alle responsabilità.
Sono preoccupato perché il livello dello scontro rischia di trascinare la politica algherese su un terreno che non le appartiene e che non merita».
Daga poi fa la sua lettura degli avvenimenti accaduti domenica presso l’ecocetro di Galboneddu. «Con il sole di luglio, vestito da operaio, ho caricato il furgone e mi sono recato prima all’ecocentro di Ungias Galanté, dove ho trovato un operatore gentile e disponibile che, con grande cortesia, mi ha spiegato che il cassone degli sfalci era ormai pieno, invitandomi a raggiungere Galboneddu. Ho quindi attraversato la città, ho fatto come tutti la fila sotto il sole e, quando finalmente la sbarra si è alzata, mi sono diretto verso il cassone per scaricare. In quel momento non vi era alcun operatore a indicarmi di attendere o a fermarmi. Subito dopo sono stato raggiunto da un operatore che mi ha contestato di essermi avvicinato senza aver richiesto preventivamente l’autorizzazione. Da lì è nato un confronto che, progressivamente, si è acceso. Non nego che i toni si siano irrigiditi. Succede quando due persone discutono, soprattutto dopo ore di lavoro fisico, sotto un sole cocente. Se avessi potuto gestire quel momento con maggiore lucidità, lo avrei fatto. Ma respingo con assoluta fermezza la caricatura che qualcuno ha deciso di costruire».
«Durante quella discussione - conferma Enrico Daga - ho detto di essere un amministratore della città. Non per pretendere privilegi, non per ottenere trattamenti di favore e tantomeno perché qualcuno dovesse "obbedirmi". L’ho detto perché frequento abitualmente gli ecocentri sia come cittadino sia come amministratore e non mi ha mai sfiorato l’idea di sottrarmi alle regole o alle procedure previste. Da quell’episodio, però, nel giro di poche ore, si è arrivati addirittura a chiedere le mie dimissioni. Da quell’episodio, però, nel giro di poche ore, si è arrivati addirittura a chiedere le mie dimissioni. Non sulla base di fatti accertati, dopo aver ascoltato tutte le versioni.Ma sulla base di una ricostruzione che gli stessi firmatari dei comunicati accompagnano con formule come "se fosse confermata", "secondo quanto sarebbe accaduto", "secondo testimonianze raccolte". È quantomeno singolare chiedere la condanna politica di una persona mentre, nello stesso comunicato, si ammette che i fatti devono ancora essere verificati. C’è però una riflessione che considero ancora più importante. Per qualche minuto non mi sono sentito assessore. Mi sono sentito semplicemente un cittadino che aveva scelto di fare la cosa giusta: conferire correttamente i propri rifiuti invece di abbandonarli dove, purtroppo, ancora oggi qualcuno continua a farlo».
«Se un cittadino che sceglie un comportamento virtuoso vive una situazione di tensione invece di sentirsi incoraggiato, allora abbiamo il dovere di interrogarci su come migliorare ulteriormente il servizio. Gli ecocentri devono essere luoghi che accompagnano, facilitano e incentivano i comportamenti corretti dei cittadini.Questa vicenda pone però anche un’altra domanda. Quando un episodio personale, avvenuto in un luogo dove erano presenti pochissime persone, diventa nel giro di poche ore un caso politico già confezionato, è legittimo interrogarsi sul clima che si sta creando attorno alla mia attività amministrativa. Non accuso nessuno e non metto in discussione la professionalità della stragrande maggioranza dei lavoratori, che ogni giorno svolgono il proprio servizio con impegno e correttezza. Ma è difficile non osservare come vicende ancora tutte da chiarire diventino immediatamente materiale per lo scontro politico, prima ancora che venga ricostruito con equilibrio ciò che è realmente accaduto» chiude Enrico Daga (nella foto).
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