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S.A. 13:00
Da Alghero in Veneto: lo sfogo di una madre algherese
E’ Sara, una mamma algherese ad affidare ai social un messaggio pieno di amore verso la figlia disabile e di delusione verso le istituzioni sarde, dopo il trasferimento in Veneto alla ricerca di servizi adeguati alla sua situazione familiare


ALGHERO - «Eccoti qui, Monica, con la tua borsa e il tuo passo sicuro. Stamattina il pulmino è arrivato alle 8:15 e fino alle 16:15 la tua giornata sarà piena di stimoli, di amici, di educatori, OSS e volontari fantastici. È bastato trasferirsi in Veneto perché ciò che ad Alghero sembrava un’utopia diventasse finalmente normalità quotidiana. Fa male pensare a quanto abbiamo lottato in Sardegna, e continuiamo a lottare con il comitato. Certo, in questi tre anni l’Amministrazione e l’ASL ci hanno ascoltato, ma chissà quanti anni ci vorranno ancora per realizzare un centro diurno che sarà comunque solo una goccia in un oceano di richieste... E per noi non c’era più tempo! Dopo la scuola, 16 anni da caregiver h24 sono stati davvero tanti per me. Tu sei il mio amore più grande e mai potrei vivere senza di te, ma il burnout era dietro l’angolo e abbiamo dovuto cercare una soluzione prima che fosse troppo tardi. Ora, al tuo ritorno, troverai a casa una mamma in forze, pronta a realizzarsi o semplicemente a ritrovare se stessa, e il tempo che trascorreremo insieme sarà senz’altro un tempo di qualità».

E’ Sara, una mamma algherese ad affidare ai social un messaggio pieno di amore verso la figlia disabile e di delusione verso le istituzioni sarde, dopo il trasferimento in Veneto alla ricerca di servizi adeguati alla sua situazione familiare. Da sempre attiva nel mondo dell’associazionismo, Sara ha lottato ed è rimasta in prima linea per tanto tempo ma poi si è dovuta arrendere e trasferirsi per amore di se’ e della sua famiglia. Già, perché il vero problema non sono solo i sussidi ma soprattutto i servizi che le istituzioni dovrebbero garantire con continuità e priorità nella loro agenda politica. Lo scrive senza troppi giri di parole: «La Sardegna continui pure a vantarsi della Legge 162 e del "sostegno ai caregiver", quando poi nella quotidianità le famiglie vengono abbandonate a se stesse, con l’incombenza di dover amministrare denaro per piccoli servizi sparpagliati che diventano più uno stress organizzativo che un vero sollievo. Qui in Veneto, è vero, la 162 non esiste, ma ci sono i fatti. C’è l’inclusione vera: quella che dà dignità ai nostri figli e fiato a noi genitori». E conclude con un annesso appello alla politica locale e regionale: «Alle istituzioni sarde auguro di ascoltare le grida dei genitori disperati prima che sia troppo tardi (i fatti di cronaca purtroppo non mancano, uno proprio pochissimi giorni fa) e di offrire servizi concreti e ben fatti, non solo soldi da gestire! Abbiate almeno la furbizia di copiare i modelli che funzionano in altre parti d’Italia, perché no, quello sardo — per quanto unico — non funziona. Almeno, non per tutti».
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2/9/2026
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