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A.B. 12 dicembre 2008
Industria e lavoro: l'sos del sindacato
L’allarme del comparto è lanciato dal segretario regionale della Cisl Giovanni Matta


CAGLIARI - «La Cisl sarda è pronta a una forte mobilitazione sindacale sui problemi dell’industria e del lavoro, compresa una manifestazione, a Roma, davanti ai Ministeri competenti». Il messaggio, forte è chiaro, arriva dal segretario regionale Giovanni Matta che, analizzando i recenti dati Istat, sottolinea come ci sia un’ulteriore conferma della fase di recessione in cui versa l’intero comparto industriale italiano. La crisi non risparmia la Sardegna, interessata da anni da una fase di preoccupante stagnazione con un Pil che negli ultimi quattro anni non ha mai raggiunto l’1percento di incremento. Nell’ultimo rilevamento dell’ottobre scorso gli addetti all’industria sono diminuiti di oltre novemila unità rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Questi due dati sono ulteriormente aggravati da quanto accade nel polo petrolchimico di Porto Torres, dove il già avviato blocco degli impianti comporterà la sospensione dal lavoro di millecentodieci lavoratori diretti e di oltre duemila unità dell’indotto. A questo si somma la difficoltà registrata nel Sulcis che, dopo il crollo dei minerali non ferrosi (piombo, zinco ed alluminio), comporterà, in assenza di correttivi, il riaccendersi di tensioni tra i lavoratori (seimila circa) degli impianti operanti in questi settori, ai quali è stato annunciato un imminente taglio delle produzioni e blocco degli investimenti. Se non si interverrà adeguatamente e nei tempi brevi anche il tessile rischia di scomparire dalla realtà sarda, perché dopo la “Legler” potrebbe chiudere la “Quinn”.

«La situazione non può reggere oltre – spiega Matta - urge pertanto una forte iniziativa della politica e un’immediata risposta con un piano d’intervento da parte del Governo. E’ da un anno e mezzo, dal 10 luglio 2007, che il sindacato attende risposte concrete, cioè strumenti e risorse per rilanciare l’economia della Sardegna, e sinora nulla è stato fatto. Anche la recente richiesta dei tre segretari generali regionali di “Cgil”, “Cisl” e “Uil”, indirizzata alla Presidenza del Consiglio, di aprire un tavolo sulle emergenze dell’Isola – sottolinea - non ha trovato adeguata risposta, nonostante le difficoltà della Sardegna ormai siano sotto gli occhi di tutti».

La Cisl chiede, pertanto, che il Governo entro i prossimi giorni appronti un tavolo di discussione col sindacato sardo e si riprenda il cammino dal punto interrotto tempo fa: cioè la conferma degli impegni dell’Accordo di programma sulla chimica del 2003, definizione di un programma per il tessile, abbattimento del costo energia. Naturalmente, tutto questo richiede un diverso impegno della Regione, della Giunta in particolare.

«Occorre un nuovo colpo di reni con forte iniziativa in grado di sbloccare il confronto e riavviare il negoziato con Roma. In assenza di risposte la mobilitazione dei lavoratori, anticipata dagli scioperi generali di Nuoro e Porto Torres – conclude il segretario della Cisl - avrà una forte accelerazione, anche a Roma».
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